mercoledì 30 novembre 2016

Referendum Costituzionale:L'Astensionismo dei Disillusi e Le Ragioni del Mio No

Mi ero ripromessa che avrei scritto un post più tecnico,intriso fino al midollo di linguaggio giuridico per spiegare le ragioni del mio no.
Ma le promesse,come mi disse mio padre,sono fatte anche per essere infrante. 
E io,la mia promessa,ho deciso di infrangerla,per un unico solo motivo:non ne vale la pena.
Non vale la pena di buttare giorni e serate a cercare di informare persone che stanno tutto il giorno attaccate al PC ma che non trovano un istante,o meglio,la voglia,di leggersi il testo di una riforma che rischia di danneggiare profondamente il nostro Paese.
E non vale la pena di convincere la gente ,soprattutto i giovani,ad andare a votare quando non ne hanno voglia,e quando nascondono la mancanza di volontà dietro una pseudo-rassegnazione perché "la società fa schifo","perché tanto il tuo voto non vale un cazzo",quasi che si fossero immolati dalla nascita per garantire un futuro migliore a questo Paese e, a venticinque,trent'anni fossero tutti rimasti atrocemente delusi.
Ammettiamolo,quasi nessuno di noi nella sua vita ha fatto qualcosa per amore di questo Paese.
Ogni giorno siamo quelli che si lamentano per i casi di nepotismo nelle università,ma che per primi approfitterebbero di un posto di lavoro palesemente immeritato,siamo quelli che "Renzi non è stato eletto" ma che, dio ce ne scampi e ne liberi dal scendere in piazza a protestare!
Signori miei,la società è fatta di persone.Noi siamo la società.E se la società fa schifo,è perché noi facciamo schifo. Se Renzi è un Presidente non eletto che fa riforme elettorali e propone obbrobriose riforme costituzionali,è perché siamo stati noi a permetterlo,perché nessuno di noi ha alzato abbastanza la voce o si è ribellato per davvero.Nessuno.

lunedì 24 ottobre 2016

Referendum Costituzionale:Le Ragioni del Mio No

Quando ero più giovane e possedevo una discreta dose di ingenuità,mi interessavo alla politica,o meglio la vivevo,la politica.
A sedici anni mi iscrissi perfino alla FGCI (Federazione Giovanile Comunista Italiana).
Ero felice. L'idea di sentirmi parte di qualcosa,l'idea di poter fare qualcosa di buono,di influire positivamente sulla piccola realtà quotidiana in cui vivevo,mi riempiva il cuore di gioia e di orgoglio. Avevo tanti progetti per la testa,tante idee,non necessariamente buone,ma le avevo,e soprattutto ci credevo.
Ricordo ancora il giorno in cui il rappresentante della Federazione algherese mi consegnò la tessera. Gongolavo,e quella su rammentata dose di ingenuità mi spingeva a pensare che davvero,avrei potuto fare qualcosa,che avrei perfino potuto cambiare il mondo.
Capitemi,avevo sedici anni ed ero l'unica a cui lacrimavano i condotti oculari leggendo "I dolori del giovane Werther".