mercoledì 4 settembre 2013

New generation

A volte capita di guardarmi intorno e di sentirmi a disagio,di sentirmi fuori posto. E' come se non riuscissi ad adattarmi a questa realtà in cui sembra che l'unica cosa che davvero conta sia l'Apparire e non l'Essere.
Proprio ieri ho deciso di cancellare il mio profilo facebook perchè stufa di vedere continuamente nella mia bacheca,ragazzi e ragazze mezzi nudi sulla spiaggia. Mi sembrava di essere finita in uno di quei “strani”siti di incontri.
La cosa che mi raccapriccia non è solo la totale perdita di un briciolo di pudore nel postare foto in pose compiacenti,degne di un sito porno,ma il fatto che la maggior parte di questi/e ragazzi/e non sanno neppure scrivere in italiano corretto. Non conoscono la grammatica. Non conoscono la storia,non leggono un libro,ma ciò che è peggio è che non hanno passioni. E' tutto un circolo vizioso,qualsiasi cosa si faccia,non la si fa per se stessi,la si fa per apparire. Si beve e si fumano canne,non perchè si ha voglia di provare,di sperimentare ed il che è assolutamente normale e lecito,ma solo per poter dire in giro che “fumi le canne,quindi sei figo”.
Penso che siamo di fronte all'apoteosi della decadenza culturale. E l'emblema è rappresentato soprattutto dalle nuove generazioni che sembrano non avere alcun interesse.
Quando avevo sedici anni,(quindi parlo di 6 anni fa)io e alcuni amici organizzavamo autogestioni,manifestazioni,riunioni di ragazzi in cui si parlava di politica,di filosofia,di letteratura,di inquinamento,di società,in cui si faceva educazione sessuale. Ci si confrontava,si discuteva,si difendevano i propri valori,le proprie idee,e proprio per difendere le nostre idee ci informavamo,leggevamo libri. Si arrivava a leggere persino “il Capitale” di Karl Marx per essere perfettamente preparati in caso di una discussione sul comunismo. Puntavamo tutto sull'essere, sul sapere e non sull'apparire. Con questo non voglio dire che io fossi immune dalle prime cotte,o che non mi interessassi ai ragazzi. Anzi. Ma non era la cosa più importante. Ciò che mi importava era farmi conoscere per ciò che ero veramente.
Sono passati solo sei anni e i ragazzini di oggi sembrano essere totalmente diversi da come ero io alla loro età. Non voglio generalizzare,per carità.Penso che ci siano anche oggi dei piccoli “giovani rivoluzionari”,ma penso anche che il loro numero si riduca drasticamente anno dopo anno.
Ho come l'impressione che queste nuove generazioni siano letteralmente ossessionate dall'apparire. Le ragazzine a 15-16 anni fanno diete,si truccano come cinquantenni tardone e si vestono come prostitute. I ragazzini passano ore e ore allo specchio ad aggiustarsi i capelli,a depilarsi e trascorrono un infinità di tempo in palestra. Però ripeto,non sanno parlare in italiano.
Si cresce con l'idea di dover necessariamente compiacere l'altro sesso,di dover “trombare” a tutti i costi.
E questa è tutta un altra storia. Ho avuto occasione di parlare con ragazzine di 16-17 anni che di sesso ne sapevano più di me,ma che in compenso non sapevano che cosa fossero preservativi,pillole,diaframma,ne conoscevano i rischi che si corrono avendo numerosi rapporti sessuali non protetti con partner diversi. E quando le ammonivo mettendole in guardia non solo su una gravidanza indesiderata ma anche sulle malattie veneree,ridacchiavano rispondendo <<eddai come sei drastica>>. Io penso che la cosa sia piuttosto preoccupante.
Ho riflettuto un po' sulle cause di questo “instupidimento” e le ho ritrovate in 2 fattori principali. Il primo è l'eccessivo trascorrere del tempo di fronte alla TV da parte dei bambini. In TV vengono costantemente proiettate immagini crude o di sesso. In ogni pubblicità,ci sono modelle nude che si fanno la doccia,che si strusciano contro i muri,che parlano al telefono,che tingono una ringhiera o che mangiano un grissino. Il richiamo al sesso non manca mai,cosicchè i ragazzini crescono con l'illusione di poter andare a letto con una bellissima modella,e le ragazzine crescono col complesso di non essere abbastanza belle,o di non essere abbastanza magre per compiacere i ragazzini.
Il secondo fattore è dato dalla famiglia (senza voler offendere nessuno)che forse lascia questi ragazzi un po' troppo liberi ed allo sbaraglio. Tra cellulari,internet e TV c'è tutto un mondo di perdizione per un adolescente che rischia di crescere sottovalutando quelle che sono le cose che davvero contano nella vita e che non si riducono certo all'apparire. Bisogna poi considerare che un eccessivo frequentare i social network non è salutare per nessuno,neppure per un adulto,figuriamoci per un adolescente.
Ho recentemente letto un articolo sull'Espresso intitolato “E tuo figlio è iscritto ad ASK?” di Alessandro Longo. Dalla lettura di questo articolo sono venuta a conoscenza dell'esistenza di un nuovo social network che si chiama Ask.fm. che permette agli utenti di scrivere qualsiasi cosa coperti dall'anonimato e senza che vi sia alcun controllo. Il 2 Agosto Hannah Smith una ragazzina inglese di 14 anni si è tolta la vita a seguito dei numerosi insulti ricevuti nella piattaforma on-line.
Indubbiamente gli inventori di questo social dovrebbero ammonire gli utenti che mettono in pratica il cosiddetto cyberbullismo. Ma non bisogna dimenticare l'altra faccia della medaglia cioè la famiglia. La domanda che mi pongo è questa:dove stavano i genitori di Hannah quando questa trascorreva ore ed ore su questa piattaforma sociale? Come hanno fatto a non rendersi minimamente conto del disagio esistenziale della figlia?
Penso che forse ci vorrebbe più attenzione da parte delle famiglie,che dovrebbero porre dei limiti ai propri figli,per evitare che si creino situazioni come questa appena citata ma anche per evitare di crescere delle persone vuote e senza valori.
E purtroppo questo è ciò che sta accadendo. Ecco perchè mi sento fuori posto,mi sembra di non riuscire ad approcciarmi a questa realtà. Sono stata cresciuta in modo tale da non riuscire a coprirmi gli occhi con fette di prosciutto per non vedere ciò che accade attorno a me. Ma mi rendo anche conto che sono tra i pochi che si preoccupano di questa “new generation”.

Forse è il caso che tutti apriamo gli occhi,è il caso che soprattutto gli adulti,i genitori,e chi governa,si facciano un esame di coscienza,perchè i ragazzi che stanno crescendo in questa società malata che essi hanno contribuito a creare,dovrebbero essere il futuro del nostro paese e non la sua fine.

lunedì 2 settembre 2013

3 Marzo........

Erano le nove del mattino del 3 Marzo. Era una domenica ed io ero a letto con ancora addosso le tracce della mezza sbornia della notte passata.
Ad un tratto ebbi l'impressione che qualcuno stesse suonando alla porta.... Rimasi in ascolto ma in stato di dormiveglia incapace di distinguere sogno e realtà. Mi rigirai nel letto. Carlo dormiva.
Il campanello suonò ancora una volta. Mi alzai e mi diressi verso la porta. Osservai il pianerottolo dall'occhio magico. Vidi una ragazza con i capelli raccolti in una coda che guardava lo schermo del suo telefonino. Udii dal bagno il mio cellulare che squillava. Corsi a rispondere.Sul display stava scritto "Ali". Risposi.<<Pronto?Ali che c 'è?>> <<Cate siete a casa tua??? Carlo è li con te? Apri sono fuori dalla tua porta>>.Aprii la porta. Alice era agitata. Le tremava la voce. Era pallida. Ma ero troppo confusa per chiedermi cosa fosse successo. Il suo telefono squillò non appena ebbe varcato la soglia.<<Tieni rispondi tu.>>Mi porse il telefono e si diresse in camera mia. Sentii che parlava. Al telefono udii la voce di una donna che piangeva. Mi spaventai. Era Anna,la madre di Carlo. << hey Anna che c'è?che succede?>> <<Ohi Cateri Carlo è li?>> mi chiese << Si stava dormendo fino ad un attimo fa,siamo rientrati tardi stanotte. ma mi spieghi che succede?>>......Le parole che pronunciò Anna subito dopo,sono rimaste impresse nella mia memoria.Ogni notte prima di prendere sonno le ricordo con orrore. <<Marco è morto. Ha avuto un incidente stradale e pensavo che voi foste con lui....>>.Non capivo.Era tutto uno scherzo di cattivo gusto? Non ci credevo. Non era possibile. Non poteva che essere tutto il frutto della mia mente confusa e stanca,ottenebrata dai fumi dell'alcool ingerito in una sera qualunque. Balbettai<< C-c-che cosa? Anna che mi stai dicendo? Non è possibile...N-n-non capisco.....Come....è morto?!>>.......
Marco era un nostro amico.Veniva spesso a Sassari e più d'una volta l'avevo ospitato a casa mia.E adesso una voce tremante al telefono mi diceva che non esisteva più...che era morto in un terribile incidente stradale.
Mi diressi in camera da letto.Guardai Carlo.
Era tutto vero.....non era un sogno,non era la mia immaginazione.
No......era la realtà.Cruda in tutta la sua durezza.
Mi resi conto che piangevo.
 Lacrime copiose e salate mi uscivano dagli occhi stanchi e arrossati dal fumo. Non riuscivo a parlare. Non riuscivo a pensare.
Tutto divenne buio. Tutto divenne vuoto e privo di senso.
 Solo un idea. Tornare a casa.
Perchè?
Per salutare il mio amico morto dentro una bara di legno.
Mi esplose un fortissimo mal di testa. Ero stanca. istintivamente presi quattro pastiglie e me le ficcai in bocca. Non avevo mai avuto un mal di testa così violento.
Chiamai mia madre. singhiozzavo. <<Mamma sto rientrando a casa.>><<Perchè?>>mi chiese << Che è successo?>>.<<Marco è morto.Ha avuto un incidente stradale>>e mentre lo dicevo,mentre quelle orribili parole uscivano dalle mie labbra tremanti,io non ci credevo.Continuavo a pensare che non fosse vero. Ci doveva essere un errore. Ci speravo. Sparavo che non fosse lui....
Preparai la valigia e partii con Carlo al mio fianco. Non ricordo nulla del viaggio. Ricordo solo gli alberi passare veloci fuori dai finestrini dell'auto.
Arrivata a casa,trovai mia madre ad accogliermi. Scoppiai a piangere.Mai avevo pianto lacrime così piene di rabbia. Mi lasciai andare così tra le braccia di mia mamma che mi baciava la testa ed i capelli. Ero stanca,molto stanca,non mi reggevo sulle mie gambe. Le forze mi avevano abbandonato. Ed ero agitata. Non  riuscivo  a respirare.Mi invase il panico.La mente era annebbiata. Mia madre mi portò in camera da letto.Poi mi porse una tazza di vino e una pillola di xanax.Dormii senza sognare per un paio d'ore. Alle 14:30 Carlo venne a prendermi a casa. Dovevamo andare in camera mortuaria,. Marco era morto li sulla strada che collegava il nostro paese con Nuoro. Era morto a dieci minuti da casa sua,a dieci minuti dal suo letto,dalla sua famiglia. Aveva appena trascorso una notte brava in discoteca con due amici,fin quando non decisero di rientrare a casa.Marco era troppo stanco per guidare e si era addormentato sul sedile posteriore dell'auto guidata da un diciannovenne neopatentato,e col piede pesante sull'acceleratore. Andavano a 180 km all'ora sul tratto di strada che delinea il confine della provincia di Nuoro con quella di Sassari,quando la macchina,come un proiettile impazzito ha sbandato uscendo fuori strada e andando a finire su un cumulo di rocce. Stando a quanto è stato riferito dopo,Marco,è stato sbalzato fuori dalla macchina.Il suo corpo è volato dal lunotto posteriore ed infine è stato scaraventato su un masso.
 Un colpo in testa.
Secco.
Terribile.
 Un momento.
 Il cranio sfondato.
Quando ci fermammo sul luogo dell'incidente,c'era ancora l'odore del sangue,e il pacchetto di tabacco che fumava Marco. Era tutto li. Li,il mio amico ci aveva detto addio per sempre. Fumai una sigaretta. Immaginavo di fumarla assieme a lui. Lui che oltre al tabacco fumava una sigaretta elettronica,convinto che quell'affare l'avrebbe aiutato a chiudere col fumo.
Ci rimettemmo in viaggio.Avevo paura.
entrammo in camera mortuaria. Era la prima volta per me.
E la prima volta andavo a vedere il cadavere di un amico.
C'erano due bare. In una stava un uomo anziano,con i capelli e i baffi bianchi. Un uomo distinto. Nell'altra stava il corpo di Marco. Seduti attorno alla bara,la madre,il padre,i fratelli,gli zii,gli amici.
Mi scoppiava il cuore. Mi avvicinai a Marta,sua madre. Era sotto shock. Mi abbracciò e mi sussurrò all'orecchio << tue l'asa sempre collidu a fizzu meu.L'asa sempre collidu in domo tua,in Tattari. Como za no mi lu podese pius collire>>(tu hai sempre accolto mio figlio nella tua casa a Sassari. ora non lo potrai accogliere più)
Era vero. Marco non sarebbe più tornato a casa mia. Non l'avrei più visto bussare alla mia porta in mutande. Non avrebbe più rotto le doghe del mio letto.
Fissavo la bara,da lontano. Quella era l'ultima volta che avrei visto il viso del mio amico. Dopodichè la bara sarebbe stata chiusa ed infine sepolta nella terra fredda.
Avevo una gran paura di guardare. Ma mi feci coraggio e mi avvicinai. La prima cosa che notai furono le dimensioni. Quella bara era troppo piccola,troppo corta per contenere il corpo di quel ragazzo di un metro e novanta. C era qualcosa di strano,di sbagliato.
Marco era avvolto da lenzuola bianche. Si vedeva solo il viso. Violaceo,tumefatto.aveva un taglio sulla fronte e del cotone dentro le narici. La bocca semiaperta,come se dormisse,come se di li a poco si fosse dovuto svegliare e proferire parola.
Non c 'erano scarpe.
Non c'erano piedi. Non c'erano  gambe. Le aveva perse nell'incidente. Il suo corpo era stato tagliato in due parti.
Capii che quello non era Marco,ma solo un ammasso di carne,capii che quella che stavo guardando era la morte.
Non avevo mai visto un cadavere. non avrei mai voluto vedere Marco cadavere.
Mi allontanai un attimo e mi lasciai cadere su una sedia. Non riuscivo a smettere di piangere.
In quel momento fu come vedere un film al rallentatore.
 Non  sentivo più nulla.
 Osservavo e basta.
 Osservavo un padre disperato camminare a passi pesanti nel freddo pavimento della stanza.
 Osservavo una madre con gli occhi rivolti al cielo come a voler chiedere "perchè?".
Osservavo un fratellino di dodici anni,accarezzare il fratello morto. Non una lacrima a rigargli il volto. Osservavo una nonna,incredula parlare col cadavere del nipote << Marco!! pesadinde!como basta chin custa brulla eh.Pesa forza>>(marco alzati.adesso basta con questo scherzo,alzati dai).
Per la prima volta vidi la disperazione.Per la prima volta vidi l'inferno.
Mi incaricarono di scrivere un necrologio,da parte di tutti gli amici.
Io necrologi non ne avevo mai scritto.Ora mi ritrovavo seduta al tavolo di un bar a leggere necrologi nei giornali locali,pensando che il giorno dopo avrei letto i necrologi scritti per il mio amico.
Alle nove andammo via.
Il giorno seguente al funerale c'era tantissima gente,tanti ragazzi venuti da lontano a salutare Marco. Aveva tanti amici lui. E come poteva non averne? Marco era una di quelle persone prive di cattiveria. Era un tranquillone che rideva e scherzava sempre. Era taciturno. Ascoltava sempre e di tanto in tanto sparava una delle sue cazzate che al solito facevano ridere tutti.
Marco era una persona buona.
Non mi dilungherò a descrivere la cerimonia funebre.
Il momento peggiore è stato quello della tumulazione.
Solo in quel momento ho avuto piena coscienza di ciò che accadeva.
 Li ho capito che davvero non l'avrei più rivisto.
Li ho avuto coscienza che era la fine.
Tutto era finito.
Una vita era finita.