mercoledì 19 febbraio 2014

L'evoluzione del mio Io

Guardo fuori dalla mia finestra.Accendo una sigaretta.
Il cielo è grigio.Finalmente.Negli ultimi tempi,Febbraio sembrava avere una crisi di identità.
Resto qui immobile mentre ascolto i rumori della città.Sulla strada un muratore trapana nell'asfalto ormai da tre ore.Detesto questo chiasso continuo.
Vorrei un pò di pace,un pò di silenzio.
Il cielo.Il cielo è silenzioso e quieto.
Da qui scorgo la mia vecchia casa,la mia vecchia vita.
La mia vecchia vita.... ancora adesso,quando penso a quel periodo,un incolmabile disprezzo mi invade l'anima.
Disprezzo per lui,ma soprattutto per me stessa,per avergli permesso di manipolarmi,come fossi argilla.
In me avevo accolto ogni suo problema,ogni sua crisi esistenziale,in me avevo cercato ogni briciolo di forza per sopperire alle sue continue mancanze,alla sua immaturità,alla sua incapacità di capirmi.
Si.Era amore.
Solo un sentimento simile mi avrebbe potuto dare la forza di ingoiare tanto,di annullarmi al punto da diventare niente.
Niente della mia vita precedente è riuscito a sopravvivere.
E adesso cerco di raccattare i cocci di quel vaso rotto,di ricucire quel filo rotto,
di trovare un senso a quella parte di vita che mi ha cambiato irrimediabilmente,
una parte di vita in cui ero vuota,in cui ho deciso di essere parte integrante di un mondo che ora disprezzo.
Ero un pozzo da cui chiunque poteva attingere acqua senza mai pagarne il prezzo.Ero una fonte infinita di risorse.
Mi sono venduta al peggior offerente,
a chi mai ha saputo cogliere la mia essenza,a chi allora mi pareva un Dio,a chi allora adoravo come una divinità,a chi allora dipingevo come perfezione assoluta.

Penso col senno di poi, e tutto appare così chiaro ed evidente.
Ero solo una ragazza ingenua caduta tra le braccia della persona sbagliata,tra le braccia di chi approfittando della mia ingenuità mi aveva tradito.
Non ho rimpianti,sarebbe stupido averne.Ero innamorata,il mio era un sentimento sincero e nobile.
Ho dato tutto in vista di quel sentimento.
Solo,non riesco a perdonarmi.
Non nutro rancore se non per me stessa.Prima degli altri,sono stata io a sottovalutarmi,a svilirmi,a umiliarmi.

Per quanto volessi nascondere al mio sguardo la realtà dei fatti,ho dovuto infine aprire gli occhi.
Mi stupii guardandomi allo specchio di quanto il mio viso fosse stanco.Non riuscivo più a piangere,a provare alcun sentimento.Ero diventata fredda ed indifferente,intollerante e spregevole. In me trovai concentrati tutti i caratteri che più detestavo.

Mi chiedo se davvero fosse necessario versare tante lacrime,farmi stuprare l'anima,diventare così insensibile per acquisire coscienza di ciò che sono.Forse no.
Forse sarei cresciuta comunque,sarei stata comunque matura,solo in modo differente.Sarei stata certamente una persona diversa,migliore forse.
E magari non sarei stata così fredda e diffidente,magari non avrei avuto una corazza così imponente,e magari non l'avrei mai utilizzata con chi non merita di trovare tanto distacco nell'avvicinarsi a me.

Magari non avrei così paura di essere tradita un altra volta.

Ma questo è ciò che sono adesso,diffidente,fredda e spesso distaccata,eterea e fuggevole.
Ancora non posso fare a meno di rifugiarmi nel mio guscio,di trovare riparo nella mia ricercata solitudine,ma almeno posso sentirmi me stessa,almeno so chi sono.

E so che non sono più argilla,ma acqua.
So che adesso posso essere fredda e distaccata
 come la pioggia,
so che posso bagnare chiunque senza distinzioni,
posso essere obiettiva anche nei miei stessi confronti,
e so che posso farmi strada tra imponenti montagne,come l'acqua di un fiume,posso superare ogni difficoltà.


No,non devo tutto alla mia tempestosa prima relazione andata male,ma in questo arco di tempo ho potuto capire quali sono i miei limiti,fino a quanto posso sopportare,ho potuto studiarmi e capirmi.E' stata una lezione di vita.
Mia madre me lo ripeteva sempre "Non permettere mai a nessuno di farti soffrire,non permettere a nessuno di cambiare ciò che sei".
Ora comprendo.
Mia madre aveva capito tutto,per quanto potessi fingere,percepiva il mio dolore.
Bastava uno sguardo,un movimento,una parola.Per lei sono sempre stata un libro aperto.Vedeva che mi umiliavo e cercava di impedirmelo.
Ma io l'ho sempre respinta.
Per amore di un qualsiasi ragazzo viziato e immaturo,mi sono privata dell'affetto di mia madre,le ho apertamente dichiarato guerra.
Ma è evidente ,
dovevo vivere per capire.
Sono cambiata in meglio,mi sono evoluta e finalmente sento di avere il coraggio di affrontare ogni mio problema.

Io sono il frutto di ciò che ho vissuto,non potrei essere diversa da ciò che sono.Forse lo vorrei,questo si.
Vorrei essere più sicura di me,avere più autostima,più considerazione del mio Io.

Ma ora,
mi accetto per quello che sono.


venerdì 7 febbraio 2014

Una sera

Ho voglia di vomitare.

Mi guardo allo specchio.Sono pallida.Due enormi occhiaie blu fanno da cornice ai miei occhi stanchi e rossi di pianto.

Metto su camicia,maglione e jeans.Esco di casa.

Percorro i gradini,con calma.Al primo piano si apre una porta che libera un forte odore di sugo e fumo.

Il marciapiede è umido.L'aria gelida calma la mia nausea.Scavo nel mio cervello alla ricerca delle parole giuste da dire.Il mio MP3 riproduce "Una mattina" di Einaudi.
Cammino a testa bassa seguendo il ritmo dei miei passi,leggeri.
Mi dirigo verso casa di mia sorella,meccanicamente,assente,come fossi su una strada invisibile.

Guardo le facce dei passanti infreddoliti.Corrono tutti.
Osservo le vetrine dei negozi,le case,l'architettura dei palazzi grigi.

In via Napoli due locali sono stati addobbati con volantini di gente sconosciuta.Sotto, il nome del partito.Forza Italia.

Fanculo.Affonda Italia.
Chi se ne fotte.

Le insegne accese della Conad e la frenesia dei compratori mi fanno sentire lontana,estranea,un extraterrestre.
Questa è la vita.Una corsa frenetica verso il banco dei pomodorini immortali,quelli che non marciranno mai.

I semafori sono tutti rossi.Le macchine sfrecciano.
Gli automobilisti frenetici e nervosi passano sopra le pozzanghere e schizzano i pedoni.

Figli di una cagna.

In viale Italia ci sta un ottico.La vetrina è piena zeppa di foto di uomini-mostri,inespressivi.Ma con su i Ray Ban di ultima generazione.Bella merda.

Più avanti vedo un abito da sposa bianchissimo...ma il matrimonio a cosa serve,a chi serve?...

Di fronte al Sant'Annunziata i cartelli del Vedovo sono strappati e consumati dall'acqua, dal vento.Chissà se si è arreso---
La foto di sua moglie è intatta.Sta li.Appesa a fianco ad un mazzo di fiori di plastica.

Sorrideva lei.

Passando di fronte all'edicola si leggono annunci di gatti persi,cani da regalare.Si sente il profumo dei giornali.
Mi piace quell'odore.

mi piace il profumo dell'asfalto bagnato.

Un signore anziano alla guida di una lancia Y vecchio modello,quasi mi investe prima di fare 12 manovre per parcheggiarsi in un passo carrabile.

Entro nel palazzo.
E' buio.Non ricordo mai di accendere l'interruttore.E' in una posizione scomoda.
Accendo la torcia del mio telefono e attendo l'ascensore.Sul muro ci sono disegni e scritte incomprensibili incise sull'intonaco. Sarebbe bello fotografarle.

Le pareti dell'ascensore sono di un rosso acceso,anni '70,claustrofobico.
Premo il bottone con la lettera A.Attico.Ultimo piano.Quello più vicino al cielo.

Alla porta mi aspettano i suoi occhi verdi.

Sono me.Dopo tanto tempo.
Il thè alla vaniglia è ancora fumante.
Aspetta bollente.
E' buono.Rassicurante.

Nel frattempo i pezzi del puzzle si riuniscono.
La figura si completa.

Ordine.

La mia testa è più leggera.

Sono il frutto e non la causa.

Egoismo significa autoconservazione.Istinto di sopravvivenza.

Qualche passo indietro.Lontano dalla pazzia.

Penso a te prima che il sonno prenda il sopravvento.Penso a te che eri l'unica speranza in queste lunghe giornate.