giovedì 18 settembre 2014

Un caffè...

Osservavo le sue mani,
mani anziane,
mani che hanno vissuto.
Osservavo la fede incastonata
tra le pieghe di pelle
nell'anulare.
Stretta,troppo stretta,
una fede mai tolta,
e che mai verrà tolta.
Mani che tremavano
sorrette da polsi sottili,
da ossa stanche e consumate.
Osservavo le caviglie ingrossate,
le vene bluastre quasi dipinte
su quella pelle fragile e sottile.
Osservavo i suoi occhi
curiosi,
inquisitori,
eppure così rassicuranti.
Gli occhi di chi ha visto
tante,troppe cose,
gli occhi di chi è troppo stanco ormai
per odiare,
gli occhi di chi vuole stare in pace,
solo bere un caffè,
e scrutare tramite il mio sguardo
la vita,com'è oggi là fuori.
Osservavo i gesti,i movimenti,
il corpo magro,
la schiena ricurva
per le croci trascinate una vita sulle spalle.
Ascoltavo le sue parole sconnesse,
mentre lei sorda,
le mie non le udiva.
Sola,
viveva sola,
aveva una gran voglia di parlare,
di sapere,
di raccontare,
di imprimere nella mia mente,
i suoi ricordi più vecchi,
quelli più belli,
perchè non fossero dimenticati,
perchè non andassero persi
insieme alle sue ossa
nelle profondità di una terra fredda.
Ho ascoltato,
osservato una vita
in poche ore,
sorseggiando un caffè
in una tazza di porcellana,
dimenticando il mondo
per pochi istanti.