mercoledì 15 ottobre 2014

Il mio orgoglio,la mia indifferenza.

Vedendomi,abbassi lo sguardo,
totalmente incapace di sopportare i miei occhi su di te,
occhi indifferenti,
nei quali si cela l'ombra di un antico,
radicato disprezzo,
occhi di chi non conosce perdono,
e per questo,
non perdona.
Serpeggiano sotto questo manto di foglie secche,
che invadono i grigi marciapiedi,
le voci di chi,
non sopporta i miei ostinati,
fieri sorrisi,
di chi ancora non capisce che è morta,
quella parte fragile di me,
che costantemente mi spingeva giù,
lungo il baratro dei ripensamenti e dei sensi di colpa,
Gli occhi di chi aspetta invano solo il fatidico momento,
in cui cadrò,in cui scoprirò nuovamente,
senza pudore nè orgoglio alcuno,
il mio vero io.
Quanto tempo ho perso,
plasmando il mio essere come plastilina,
per ricevere l'immatura approvazione,
di chi oggi volta la faccia per evitare i miei sguardi.
Com'è misera la gente,
incapace di capire il mio senso,
il senso dei miei no,
dei miei costanti isolamenti,
del mio riserbo.

Ora non cerco più comprensione,
mi vesto con una potente corazza.
Instancabile,
mi preparo agli attacchi a viso aperto,
e ai subdoli colpi bassi,
scagliati con il mediocre intento di ferirmi.
Scrivo di me,
perchè non provo più vergogna alcuna,
ed è spiacevole la posizione dell'umiliato,
ma ancor di più,
quella squallida di chi umilia.

venerdì 3 ottobre 2014

L'esercito dei dimenticati

Seduta,al centro di una piazza qualunque,
leggevo.
I vetri dei lampioni erano distrutti,
e vuoti i bar sui marciapiedi.
Solo un anziano signore
alcoolizzato,
beveva vino e parlottava da solo.
Solitudine.
Di tanto in tanto un ragazzo con gli rossi
e la sigaretta tra le dita
perennemente accesa,passava di la.
Andata e ritorno.
Crisi d'astinenza.
Mi guardava storto.
Che c'è?
Chiudo il libro e vado a fare due passi,
col cane che si ferma a pisciare in ogni palo.
Una tipa con una birra in mano mi guarda,
poi s'avvicina.
Non capisco le sue parole,
mi parla del suo cane.
<<Come Leila non c'era nessuno.
Ma il cane va campato e curato,
e senza soldi non si può.>>
Osservo la bottiglia di Ichnusa,
che di tanto in tanto avvicina alle labbra.
La sorseggia,
inarcando paurosamente la schiena.
Una strana assurda lotta,
contro la forza di gravità.
Scorgo un buco sul suo braccio,
attorno la pelle livida,
bluastra.
Lei continua a parlare
ed io non la seguo.
Sorrido,annuisco e vado via.
Il cane mi guarda,con fare interrogatorio.
Qualunque cosa tu mi voglia chiedere la risposta è sempre la stessa.
Non lo so.
Non so chi sia la donna con la birra in mano
e i buchi nelle braccia.
Non so quanti anni abbia,nè come
si sia ridotta in quello stato.
Non so da quanto si buca,
ne dove o come trova i soldi per farlo.
Non so chi è il ragazzo con gli occhi rossi,
che si aggira losco per la piazza e mi guarda storto.
Non so nemmeno chi sia l'anziano
seduto solo al tavolino di un bar
che parlotta e beve vino.

Mi piacerebbe parlare con ognuno di loro,
conoscere la loro storia,
provare a capire come quest'unica vita che ci è stata concessa,
possa diventare un inferno,
squallido e sconosciuto,
dimenticato o meglio ignorato.
Vorrei capire come si arriva a vivere ai margini dell'esistenza,
imparare ad interpretare i buchi nelle braccia
e gli occhi rossi,
comprendere cosa c'è dietro l'odore di alcool e merda che invade l'aria.

Questo è l'eterogeneo
poco poetico esercito,
delle persone dimenticate.