lunedì 10 novembre 2014

Perchè ho disattivato il mio profilo facebook

Quando mi sono iscritta su facebook avevo 18 anni. Frequentavo l'ultimo anno delle superiori.
Prima di allora usavo Msn per sentire i miei amici e compagni di classe. Avevo anche un blog.
Msn è stato il teatro delle mie prime  delusioni amorose.
Già. Delusioni amorose via chat. 
Che tristezza.
Io alle superiori ero una Sfigata con la S maiuscola. Ero una ragazzina immatura,piuttosto insicura e per anni riempii fogli interi di quaderni con frasi del tipo "Sono brutta e stupida". Erano gli anni dell'adolescenza,dei brufoli in faccia,dei baffi perenni,delle sopracciglia fatte male e del trucco osceno.
Ero brutta,e anche piuttosto stupidotta.
Nel mio totale isolamento,nella mia sfiga che sentivo costantemente appiccicata al mio culo,non potevo se non ascoltare musica incazzosa,ossia metal. Furono quelli gli anni dei Metallica,dei Megadeth, degli In Flames,Pantera e in misura nettamente minore,degli Slayer.
Vestivo sempre di nero,per anni portai jeans con la cintura borchiata, collane con teschi,bracciali e quant'altro. Ero una perfetta metallara,e anche una perfetta comunista. In quegli anni infatti mi iscrissi alla FGCI della mia città. Ne rimasi delusa e cancellai l'iscrizione poco tempo dopo,rendendomi ben presto conto,dell'inconsistenza delle idee che amavo coltivare,non perchè fossero sbagliate,non lo credo tuttora,bensì perchè assolutamente irrealizzabili. 
Il perfetto comunismo è una gran bella favola,una gran bella utopia.
Comunque durante gli ultimi anni della scuola,iniziai a curarmi un pò di più,abbandonai il nero seppur non del tutto e abbracciai il magico mondo del verde scuro e del marrone. Sempre colori un pò tristi,per non dare mai nell'occhio. Ero una ragazza essenzialmente depressa,e sempre insicura,per questo non mi piaceva fare la scemotta con i ragazzi.
L'unica volta che lo feci,me ne vergognai per anni. Ancora adesso il solo pensiero mi fa un pò male.
Ma finalmente le superiori finirono,e con loro,pensavo finisse anche il periodo NO della mia patetica vita.
Mollai Msn e mi dedicai anima e corpo al fantastico mondo di facebook.
Facebook non fu teatro di delusioni amorose,anzi fu la culla della mia prima seria e duratura relazione sentimentale,di cui vide il glorioso inizio e la fine.
Per tre anni coltivai assiduamente il mio profilo,aggiungendo in continuazione album di fotografie. In ogni album c'era almeno una foto che mi incorniciava assieme al mio (ex) ragazzo.
Nel corso della mia tormentata e tormentosa storia d'amore,si segnò in me un grosso cambiamento. Da ragazzina insicura,divenni ragazza insicura,piuttosto aggressiva ed isterica. Ero arrogante e pedante,ma nelle discussioni che riguardavano la politica,l'etica o la morale,non mi esponevo mai.Volevo essere amica di tutti,quindi all'occasione annuivo e sorridevo. Non mi imbarcavo comunque in discussioni senza fine,non perchè non sapessi cosa rispondere alle cazzate che spesso e volentieri raggiungevano le mie doloranti orecchie,ma piuttosto,perchè semplicemente non volevo farlo.
Dopo anni di insulti,litigi costanti, delusioni,bugie e violenze psicologiche in cui la mia insicurezza e la mia mancanza d'autostima,sfociarono in vera e propria depressione,decisi di mettere fine alla relazione per me deleteria con il mio (allora) ragazzo.
Quella storia mi aveva letteralmente distrutto. Ero stanca,depressa,delusa,e avevo finito i "lati positivi" che fino ad allora mi avevano dato la forza di continuare.
Mi resi conto delle incolmabili differenze che rendevano me e lui,delle persone assolutamente incompatibili.
Quella rottura,segnò un altro mio ulteriore cambiamento,in meglio stavolta.
Per prima cosa cancellai il mio vecchio profilo facebook,troppi inutili spiacevoli ricordi.
Ero una nuova persona. Ero diventata Lev Ivanovic.
Decisi di chiamarmi così per offrire un tributo alla letteratura russa,faro nei momenti più duri della mia vita. Decisi anche di riprendere in mano seriamente la mia passione per la scrittura la fotografia e gli argomenti di attualità.
Il mio profilo facebook divenne ben presto teatro di assidue discussioni più o meno accese in merito ad argomenti di attualità,cultura,cinematografia...insomma tante cose,perchè tanti erano i miei interessi.
Dapprima l'essere invasa di commenti,seppur non edificanti,prendere parte ad accesi dibattiti, difendere le mie idee,mi faceva piacere. Ero fiera ed orgogliosa.
Ma,perchè in ogni storia che si rispetti c'è sempre un ma,presto iniziai ad essere disgustata dal mondo di facebook,dal continuo postare fotografie,dal continuo autocompiacimento nel pubblicare stati sul numero delle cagate quotidiane,dalle fotografie di tette e culi femminili,dalle stronzate filo naziste,dalla cattiva informazione,dall'ignoranza pullulante in questo social.Quando ho espresso le mie perplessità in merito a tutto questo,sono stata criticata,etichettata e ho visto le mie idee relegate sempre più spesso a ben determinate correnti di pensiero nelle quali per altro non mi sono mai rispecchiata. Sono stata trattata come un idiota priva della capacità di pensare con la propria testa,"una che segue la moda del momento".
Così Lev Ivanovic è stata "sinistroide","comunista","radical chic","Ignorante","pasoliniana","una che ha paura della democrazia","buonista","ipocrita","libertina","tradizionalista","femminista" ed infine le è stato affibbiato anche un simpatico nomignolo: "Lev Voltaire".
Lev Ivanovic  non è mai stata sinistroide,nè comunista nè tanto meno radical chic o ignorante. Il fatto che le piacesse  "Salò e le 120 giornate di Sodoma" non faceva di lei una pasoliniana,non aveva paura della democrazia,ma semplicemente esprimeva le sue opinioni, era tutt'altro che buonista,o libertina,o tradizionalista. Ma soprattutto non era nemmeno femminista e per quanto ne sapeva,non era un ipocrita.
Ma tutto questo non ha ormai più importanza. 
Lev Ivanovic era il mio alter ego,quella parte di me con l'ambizione di utilizzare facebook in modo intelligente,cazzeggiando si,ma al contempo facendo informazione,offrendo ai lettori uno spunto sul quale riflettere.
Lev Ivanovic,ero io,aimè col mio passato attaccato al culo come la sfiga negli anni delle superiori.
Nessuno è stato in grado di valutarmi per quel che sono adesso,nel presente,nessuno è stato in grado di giudicare Lev Ivanov e solo lei. Tutti,chi più chi meno,si sono inevitabilmente scontrati con quella che ero,cioè la sfigata delle superiori e la ex insicura di Tizio. Nessuno è stato in grado di prescindere da quel che ero,di prendere le mie parole come frutto di un pensiero,non di una moda seguita per sopperire alle proprie insicurezze.
Nessuno è stato in grado di capire che Lev Ivanovic era la mia nuova me,con sogni e ambizioni,idee e pensieri da condividere. Chi ha capito,chi è stato in grado di vedere e capire il mio cambiamento,ha cercato di avvilirmi. E' dura vedere una persona cambiare da sfigata insicura a persona che si fa rispettare,che risponde alle provocazioni con altre provocazioni.
Sta il fatto che ho fallito nel mio intento di rendere il mio piccolo mondo di facebook,un mondo migliore.
Ho peccato di presunzione,non ho saputo accettare l'idea che alla gente non gli e ne fotte un cazzo se i pomodorini comprati dalla conad non marciscono se non prima di due mesi,che alla gente non frega un cazzo dei bambini palestinesi morti sulla spiaggia,nè tanto meno della rivoluzione culturale cinese,o degli antidepressivi che aumentano in certi casi dell'80%,le probabilità di contrarre l'Alzheimer in età adulta.
Essenzialmente non frega un cazzo a nessuno di quello che dici o fai, a meno che non ti fai vedere in costume da bagno,allora i tuoi followers saranno sempre mooolto interessati.
Non ho voluto sottostare a queste regole per cui la popolarità si guadagna esponendo il proprio corpo,o stringendo "amicizie" con gente che non ti saluta quando ti vede camminare per la strada.
Ho fallito,ma sono comunque fiera di quel che ho detto o fatto,sono fiera di essermi ribellata alle normali logiche da social,sicura di aver fatto nel mio piccolo qualcosa di utile,se non per gli altri,almeno per me stessa.
Mi sono tenuta integra e sono riuscita ad utilizzare questo potente social in maniera costruttiva e intelligente.
Ma la pazienza ha un limite,per tutti credo,anche per me.
Vedermi relegata alla posizione di "tossina frikkettona che si fuma le canne,buonista pacifista,peace and love e viva gli immigrati clandestini e il comunismo" mi ha piano piano scartavetrato le palle,soprattutto perchè questi giudizi sono stati espressi da chi non si trovava proprio nella posizione di giudicare,perchè le persone che l'hanno fatto miravano più che altro a demolirmi per questioni personali,più che ad avere un confronto costruttivo di idee e opinioni.
Facebook è il perfetto riflesso di una società in decadenza,dove buona parte delle persone ha perso idee e valori,è assetata di visibilità e vendetta e non mira a crescere nè da un punto di vista intellettuale nè da un punto di vista morale. Mira piuttosto ad abbattere chi la pensa diversamente e chi si fa valere. Mira a riversare sugli altri le proprie incolmabili ed incurabili personali frustrazioni.
Fortunatamente ci sono le eccezioni. Quelle persone uniche che sono il motivo per cui non auguro la fine della razza umana.
Essenzialmente il Facebook che conosco e con il quale ho avuto a che fare,mi sembra una grande spaventosa merdata in cui chiunque è libero di dire che se una ragazza posta una fotografia osè in bikini,si sta cercando lo stupro. Circolano troppe idee sbagliate,idee che dovrebbero farci preoccupare,ma che accettiamo senza fiatare,perchè troppo pigri per imbarcarci in discussioni infinite. Così ci limitiamo a pubblicare aforismi di Oscar Wilde o Hermann Hesse,possibilmente senza aver mai letto un libro di Wilde o di Hesse.Ci limitiamo a postare fotografie e a coltivare "mi piace".Chi scrive cose intelligenti,o anche semplicemente una poesia,non viene cagato perchè "non popolare" e perchè non si ha voglia di leggere pagine e pagine di cose incomprensibili.
Ecco perchè ho messo la parola fine alla mia relazione con Facebook. Essenzialmente perchè mi fa schifo.
Continuerò a scrivere qui,senza la presunzione di cambiare il mondo con le parole, e nemmeno di far riflettere. 
Scriverò,per chi vuole leggermi....
Magari un giorno avrò di nuovo facebook,ma al massimo farò il Troll...




giovedì 6 novembre 2014

poesia novembrina

Uno strano senso
di insoddisfazione,
aleggia
in quest'aria umida
e fredda,
di un Novembre
ritardatario.
Cosa sto facendo?
Perdo tempo.
Scrivo.

.........


Scrivere
non fa per me.
Troppa schiettezza.
Impeti.
Istinto irrefrenabile.


Non cerco le parole
come dovrei.
Non sfoglio il dizionario,
ne cerco sinonimi,
o contrari,
per imbellettare
questa poesia
come una puttana.

..........

Se solo potessi,
metterei fine
a questa
dannatissima maledizione,
se solo
ne potessi fare a meno.

Ma un foglio di carta
è tutto quel
che resta alla fine,
di me.

.........

Non è una storia
interessante,
sono solo
inutili
confidenze.


Frasi sconnesse
senza senso.

Non mi vien proprio
di usare parole
antiquate.

Perchè dovrei farlo?

........

Scrivo,
tutto quello che
penso,
nelle giornate
uggiose,
che risvegliano in me
quella dolce lontana
malinconia,
calda come una carezza
inaspettata.

Ma dove mi porterà
questo scrivere,
a cosa?

Piove.

mercoledì 5 novembre 2014

Sono il mio più grosso sbaglio

C' un mondo attorno a me,
che mi circonda,
mi attanaglia,
un mondo di culi,
di tette riempite con il silicone,
di volti artificiali,
inespressivi,
di un insensato orgoglio,
di una riprovevole attrazione,
per quel che è più volgare,
più vile.
La disperata corsa,
per ricevere vuota approvazione.
Un mondo trash.

Dove sono andati a finire,
i bei tempi,
dell'amore,
dei corteggiamenti
esasperati,
dei mazzi di fiori,
delle frasi
pronunciate sotto voce,
dei corpi
che allo stremo,
si univano
formandone uno solo,
come una nuova anima.

Dove sono andate a finire le idee,
difese con le unghie e con i denti...


Sbaglio,
resto ferma,
mentre tutto cambia,
attaccandomi disperatamente,
con tutte le mie forze,
ad un idea,
priva di senso.

Come in mezzo ad un uragano,
scaraventata,
tra montagne di provocazioni pungenti,
insulti senza ragione,
come rocce,
che feriscono,
lapidandomi.

Sbaglio,
Sbaglio,
Sbaglio ancora.
Mi ripeto,
mi riprometto,
che non lo farò.
Ma sbaglio
anche mentre scrivo
queste parole,che verranno inevitabilmente,
mal interpretate,
da teste vuote,
da teste omologate
che vanno contro,
sempre contro.

Ma il mio sbagliare
è ostinato.
Non posso rinunciare,
ai miei errori di valutazione.

Io ci sono attaccata,
all'amore,
ad una romantica morale,
che perde senso di esistere,
in questo mondo,
giorno
dopo
giorno.

Mi paiono vuote le immagini artefatte,
le parole già sentite,
i luoghi comuni,
che sotterrano la verità.

Vorrei vivere tra le parole non scritte,
stare lontana dall'ostentata
attrazione per una volgarità
che mi da la nausea.

Vorrei vivere tra le righe,
perchè non mi riconosco,
nelle descrizioni di chi parla di me,
senza sapere in verità,
chi sono.

Sbaglio.
Non mi sottopongo a giudizi sterili.
E Sbaglio.
Non mi vendo.
E Sbaglio.
Non mi compiaccio di me stessa.
E Sbaglio.
Non impongo le mie idee.
E Sbaglio.
Non ostento il mio sapere.
E Sbaglio.
Non mostro il mio corpo,
le mie tette,il mio culo,
l mia vagina,
gelosa della mia persona.
 Sbaglio.

Sbaglio
nel non essere tristemente decadente.
Sbaglio
nel non essere vuota.
Sbaglio
perchè penso.
Sbaglio
perchè sono diversa da te.
Sbaglio,
perchè nella mia prigione di pensieri,
chiusa nella cella delle mie idee,
dei miei valori,
io sono libera.
Sbaglio.

Io sono il mio più grosso sbaglio.








lunedì 3 novembre 2014

Passione Fotografia

Bene.
Oggi ho deciso di scrivere qualcosa in merito ad una mia passione:la fotografia.
Come ogni storia che si rispetti,partirò dall'inizio...
Ebbene,non c'è un inizio.
Credo che ogni nostra passione sia innata.Magari si cela nel nostro intimo,magari resta lì,in uno stato latente,fino a quando,qualcosa o qualcuno non ce la tira fuori.Allora capiamo,che lei era lì,paziente,stava solo aspettando il momento opportuno per manifestarsi.....

Quando ero bambina,mi piaceva aprire un improbabile cassetto situato sotto una poltrona del soggiorno di casa,e tirare fuori gli album di fotografie.
Le mie preferite erano quelle più vecchie,quelle che ritraevano tempi lontani,sconosciuti,quasi misteriosi.
Mi piaceva guardare le vecchie foto del mio povero nonno,costretto ad emigrare in Germania e poi durante la seconda guerra mondiale  fatto prigioniero nella lontana Etiopia. Rimase li per 10 anni. Al suo ritorno,quando bussò alla porta della sua casa,col viso smunto e gli abiti logori,mia nonna e mia zia quasi non lo riconobbero. Un anno dopo nacque mia madre.
In verità non ci sono foto di mio nonno in quel periodo,tranne una. E' una foto scattata in Germania,non so esattamente dove. Una quindicina di persone si trovano sedute attorno a un enorme tavolo. Sulla parete sinistra sporge imponente la testa di un grosso cervo,un ambito trofeo di caccia. Poi facce strane,misteriose. In primo piano,in basso un uomo con i baffetti e i capelli alla Hitler. Al suo fianco una donna con gli occhiali e i denti distanti,grassa,con i capelli arricciati sulla testa e l'aria esageratamente antipatica,quasi una caricatura. Poi lì seduto al lato del tavolo,proprio sotto il trofeo del cervo,mio nonno,con un aria seria in volto,i gomiti poggiati sul tavolo,gli occhi stanchi,il viso lungo e magro,e un aria malinconica.
Tengo con me quella foto,mi piace guardarla ogni tanto e lasciare libero sfogo alla mia immaginazione. Chissà che pensava mio nonno proprio nell'istante in cui fu scattata la fotografia.
Poi ci sono delle foto che ritraggono i miei zii,i fratelli di mia madre.
Mario,il più grande divenne Alpino e si trasferì in Friuli Venezia Giulia,in un grazioso paesino che si chiama Valvasone. Piero entrò a fare parte della marina e andò a vivere alla Maddalena.
La loro somiglianza mi ha sempre lasciato a bocca aperta. Gli occhi semichiusi in un espressione sempre serena,accompagnati dalle folte sopracciglia ad arco,conferivano ad entrambi un aria saggia e allegra.
Mio zio Mario,è morto anni fa in un brutto incidente stradale a bordo della sua vecchia 500 verde acqua,mentre andava a casa di suo figlio. Pur avendolo conosciuto poco,porto con me dei magnifici ricordi,uno in particolare.
Quando salii a Valvasone con i miei genitori,andavo sempre in giro in bicicletta a bordo di una Graziella degli anni '70. Un giorno notai che dentro la 500 di mio zio,stava steso sul cruscotto un lungo filo,dove stavano appesi tutti gli occhiali da sole che lui aveva indossato nella sua lunga vita. Era un immagine romantica,sembrava uscita da una qualche rivista e io ne rimasi profondamente impressionata.
A fomentare l'immagine quasi sacra di mio zio si aggiunge la storia di quando andò con la sua compagnia di alpini,a soccorrere gli alluvionati di Longarone.
Mio zio Piero,vive ancora alla Maddalena,è anziano ormai e perde colpi. Ogni volta che ci vediamo non mi riconosce. E' l'immagine della bontà,e mi ricorda tanto mio nonno che aimè non ho avuto la fortuna di conoscere bene.
In ogni caso tengo sempre con me anche le foto dei miei zii,perchè in quelle immagini credo risieda una parte della loro più profonda essenza,celata dietro la loro espressione sorridente.
Ma le mia foto preferite erano e sono quelle che ritraggono i miei genitori,quando ancora giovani non avevano certo programmato di mettere al mondo 4 anime.
Mia madre...più guardo quelle foto della sua gioventù trascorsa a fare il corso di infermiera a Roma,più mi convinco che siamo identiche. Guardando quelle foto mi sembra di vedermi riflessa...io negli anni '60.
Mio padre da giovane aveva sempre un aria corrucciata e severa. Sono rare le foto in cui sorride nonostante in realtà fosse un ragazzo piuttosto vivace ed allegro.
In ogni caso,credo che questa fosse la fase della mia passione latente.

Il mio amore per la fotografia scoppiò ufficialmente nell'estate del 2007,quando mia cugina(figlia di Mario) venne a trovarci insieme ad una sua amica fotografa.
Rimasi impressionata non appena vidi per la prima volta una macchina fotografica professionale,una reflex della Canon,proprio di fronte a me. La ragazza resasi conto del mio stupore mi chiese se a volessi provare. Mi tremavano le mani mentre guardavo quell'immensa varietà di tasti e piccole spie che si illuminavano sul display. Scattai una foto e magia delle magie,quella macchina aveva una risoluzione pazzesca,almeno per me abituata ad una minuscola compattina della Olympus.
Fu quella compattina tuttavia che mi consentì di scattare le mie prime foto "artistiche". Fin da subito mi affezionai al Macro,che mi consentiva di immortalare i più piccoli e apparentemente insignificanti dettagli di un fiore.
Decisi che volevo una macchina fotografica più potente.Così con i soldi che avevo risparmiato dalla cresima,anni dopo,comprai da ebay.uk una bridge della Fujifilm. Poco tempo dopo viaggiai in Inghilterra per trovare mia sorella che allora viveva li,e finalmente toccai per la prima volta la mia nuova macchina fotografica.
L'Inghilterra fu senza ombra di dubbio il teatro perfetto per sperimentare le magie della mia nuova macchina. Seppur non perfette scattai delle foto di cui ancora oggi vado piuttosto fiera.
Per anni ho continuato ad usare la mia bridge,snobbata durante i Rally da chi aveva soldi a sufficienza da comprare teleobiettivi e fare foto spettacolari. Nonostante tutto me la cavai anche in quelle circostanze. La mia macchina non era molto potente,e proprio per questo era più difficile ottenere certi risultati.
Ricordo quelle giornate sotto il sole e in mezzo alla polvere,trascorse con estrema determinazione ad aspettare  una macchina da rally,ricordo lo scatto calcolato prima che passasse,così da poterla immortalare "per intero" e non tagliata come spesso accadeva. Tutte precauzioni e accorgimenti cui una reflex ovvia grazie alla velocità di scatto.

La mia passione per la fotografia è cresciuta di giorno in giorno. Ogni occasione era buona per mettere alla prova le mie capacità.

Da poco più di un anno ormai uso la reflex prestatami da un caro amico e ho anche iniziato ad usare il noto programma di post produzione,Photoshop.
A tal proposito,sulla base della mia esperienza posso affermare che l'uso di Photoshop non è così semplice e scontato come potrebbe sembrare. E neppure sbagliato. Ogni foto che vedete,che si trovi pubblicata su una rivista di gossip,di moda o sul National Geographic,è passata attraverso la post produzione,per quanto molti si ostinino stupidamente a negarlo.
Ebbene da quando uso una reflex semi professionale,ho imparato che fattori come tempo e luce sono di fondamentale,anzi basilare importanza. Ci sono però quegli attimi imperdibili in cui si sente di dover scattare una foto ad un determinato oggetto,ma la luce non è delle migliori e l'attimo sta per svanire. Spesso non si ha tempo di regolare alla perfezione il diaframma ed ecco che la foto esce un pò troppo scura o un pò bruciata.
In quel caso se la foto comunque è in grado di trasmettere sensazioni,emozioni,se la foto è buona in partenza,nonostante piccoli difetti tecnici,se la foto è originale e innovativa,si deve lavorare in post produzione per ovviare ai vari piccoli difetti. E che male c'è? Nessuno.
Con ciò la mia intenzione è quella di sfatare il mito per cui "Photoshop rende bella anche una foto brutta".
Non è così.Photoshop è un supporto,e può funzionare fino ad un certo punto. Se la fotografia è sfuocata in partenza,se c'è la grana,si può fare ben poco.
Ci sono poi modi e modi di lavorare in post-produzione.A me ad esempio non piace cambiare totalmente l'aspetto dell'immagine. Cerco di rimanere quanto più fedele alla copia originale,perchè per me la fotografia è la riproduzione della realtà,quindi ha poco senso trasformare un cielo e fargli assumere colori assolutamente fantascientifici e poco naturali.
Quando scatto una foto cerco di immortalare sempre qualcosa che mi affascina in modo particolare,e al contempo di imprimere all'immagine una parte di me. Ecco perchè mi piace attenermi allo scatto originale,perchè se venisse stravolto in post produzione,perderebbe la sua originalità,la sua bellezza intrinseca. Diventerebbe freddo e sterile.Non sarebbe più mio.
Comunque,da poco ho partecipato ad un concorso di fotografia dal tema "I mille volti del labirinto".
Ho riflettuto un pò ed eccola lì,palpabile tangibile l'idea per il mio scatto...
La mia fotografia ora è in vendita al prezzo di 70 euro. Lo so,per molti potrà sembrare un prezzo esagerato,ma ricordate che non bisogna mai sottovalutare il lavoro che c'è dietro un opera d'arte. In primo lungo lavoro di riflessione per arrivare ad un idea che sia quanto più originale possibile,poi le spese economiche da affrontare.
Io per realizzare la mia foto ho dovuto comprare trucchi che si usano in teatro e non costano esattamente poco. Poi c'è il dispendio di tempo,serate,a volte giorni,per realizzare uno scatto più o meno perfetto,tra luci da regolare e posizioni da studiare in maniera accurata. Infine c'è un lavoro di post-produzione che non sempre risulta facile,soprattutto se si partecipa ad un concorso.Alla fine ci sono le spese per la stampa con tutto ciò che la stampa di un opera comporta.
In ogni caso ecco qui il lavoro che ho presentato al concorso e per il quale ho sudato tanto.
Buona visione!