lunedì 15 dicembre 2014

Poeti del cazzo

L'ispirazione la cerco,
la trovo negli istanti di questa vita.
Le mie poesie,
se così le si può etichettare,
tentando di evitar loro,
la triste posizione di parole vuote,
non certo procurano sorrisi,
o rallegrano gli animi,
nè sono scritte per piacere o diletto,
quanto per cruda e pura necessità.
E forse è questo,
l'idea che esse siano la voce che non ho mai avuto,
che mi spinge a rispettarle,
evitando di imbellettarle,
di truccarle come patetiche puttane d'alto borgo,
con parole desuete,
indirizzate ad un elìte di intellettualoidi saccenti,
che si ergono a poeti,
miseri giudici ed inquisitori,
alla costante ricerca di fama,
notorietà,o
di una presunta quanto mai povera
saggezza.
Scrivo,
perchè in verità non so scrivere,
e questa consapevolezza
è la mia più grande fortuna.
-Pensa a quei poveri disgraziati
troppo sciocchi per capire che vivere e ostentare
sono due concetti differenti.
Quale tristezza mi infonde il sentirli parlare di Freud
per fare della psicoanalisi spicciola.
Rinchiusi nel loro piccolo mondo,
di adulazioni
ed esasperato leccaculismo,
zombie oramai incapaci
di vivere nel mondo
perchè abituati a condurre le proprie,
patetiche esistenze tra salotti di opinionisti
e vecchi pittori alcolizzati.-
Io
non ho pretese,
ma solo sogni,solo vaghe ambizioni,
che nascono quando cala la sera,
quando sola e libera,
sfoggio finalmente
il mio abito di insicurezze e lacrime non piante.
Solo allora trovo le parole,
che mi fanno respirare.
Le parole che sento mie,
per quanto poco altisonanti,
almeno son sincere,
almeno sono vive...

martedì 9 dicembre 2014

Dal tramonto alla notte

Dammi solo un momento,
concedimi questo istante,
per guardare assorta tra i miei pensieri,
il sole che si tinge di rosso,
e tramonta,
e muore,
dietro i palazzi della città.
Dammi un istante,
concedimi questo momento,
per osservare meravigliata,
gli ultimi raggi che come fuoco,
bruciano le nuvole,
il cielo,
le finestre delle case antistanti,
e tutto il mondo.
Dammi un attimo,
poi sarò di nuovo lì,
dopo il tramonto,
dopo che lo spettacolo inscenato dal sole sarà finito.
Guarda,
laggiù,già le nuvole fanno la fila,
si rincorrono per accaparrarsi un posto,
per coprire l'orizzonte.
Guarda,
è già buio fuori,
i lampioni sono ancora spenti.
Lasciami là avvolta dal buio,
dove non vedo,
nè posso essere vista.
Lasciami là,un attimo,
circondata da questo buio solo,
a rimembrare,
i raggi infuocati,
di un tramonto mai visto.
Pioverà.
Le nuvole cariche di pioggia,
sono già qui sulla mia testa.
Torno da te,
questa notte saremo vicini.
Spaventata dai tuoni,cercherò le tue mani
sotto le coperte.
Resterò sveglia a fissare il soffitto
illuminato a giorno dai fulmini violenti
che cadranno dietro casa,
mentre il gatto dormirà placidamente
ai miei piedi.
Sarò felice allora,
come quando fissavo il tramonto infuocato,
incendiare questa triste città.

venerdì 5 dicembre 2014

Riflessioni del tardo pomeriggio/inizio sera

Stamattina mi sono recata alla nuova biblioteca universitaria di Sassari.
Indubbiamente molto bella,elegante,austera....insomma giusto il clima che si addice ad una biblioteca universitaria.Però,io sono polemica,e nei miei discorsi c'è sempre un ma,o un però,che deve rovinare ogni rosea e luminosa immagine,ho chiesto in prestito un libro e mi è stata data un edizione del testo richiesto,risalente al 2004,cioè 10 anni fa.
Dico 10 anni fa!!!!Capirete quanto sia importante utilizzare nella facoltà di giurisprudenza un testo aggiornato,visto che la nostra classe politica si diverte a inventare nuove leggine ogni cazzo di anno....
Eppure...mi hanno dato l'unica edizione che avevano...2004.
Ora,nel piccolo modulo digitale da compilare prima del pagamento delle tasse universitarie,c'è una vocina piccina,nella quale c'è scritto che parte del patrimonio,perchè di patrimonio si tratta, che io sto investendo,verrà giustamente devoluto alla biblioteca,per far si che questa funzioni in modo tempestivo ed efficace,con ciò intendendosi anche l'acquisto dei testi nella loro versione aggiornata.
Sorge dunque spontanea una semplice domanda:dove cazzo vanno a finire i soldi delle mie tasse?
Le segreterie funzionano male,le segretarie che mi spiace dirlo ma non sono proprio giovanissime,nel giro di pochi anni si sono trovate a dover fare i conti con le ISCRIZIONI ON LINE,a gestire siti che non a caso sono pietosi e ad accollarsi le pratiche di migliaia di studenti.
Le aule vabbè lasciamo perdere,a volte bisogna seguire lezioni e sostenere esami in stanze grandi quanto la mia camera da letto.
Ma la biblioteca,dai.... la biblioteca universitaria e il dipartimento di giurisprudenza sono i fiori all'occhiello dell'università di Sassari!Possibile che non ci siano 500 euro da investire nell'acquisto di manuali aggiornati?
<<COMPRATELO!>> direte voi e <<STICAZZI>> vi rispondo io,perchè 75 euro per un testo che tra un paio d'anni non mi servirà a nulla, non li spendo, e le fotocopie non le posso fare a causa della legge sul diritto d'autore con riferimento alle fotocopie (si veda art 2.2 L. 248/2000 con modifiche  dal d.lg.68/2003) che prevede che non si possa riprodurre più del 15% del totale dell'opera stessa,salvo per opere di difficile reperibilità,e non è esattamente il mio caso.
Ovviamente in internet non si trova nulla se non riassunti del testo che cerco.Peccato che il mio prof sia piuttosto pignolo....
Insomma dovrò utilizzare l'edizione del 2004 e aggiornarmi da me...


La disoccupazione è una vera,pesante croce che in questo momento pesa sulla fragile schiena di quasi  metà degli italiani.Maledetta......
Già ormai al giorno d'oggi c'è poco da essere moralmente integri....servono i calci in culo,non per avere posti di lustro o straordinariamente vantaggiosi,ma già solo per avere quel che ci si merita.
La vedo tra i muri della mia casa questa bestia,serpeggiare tra i piedi di legno del tavolo da pranzo,infilarsi come un ratto sotto i tappeti,sostare indisturbata come polvere onnipresente sui mobili,sui comodini,sugli armadi...
La vedo apparire nello sguardo ormai fattosi cinico e disilluso di mia sorella,laureata in veterinaria a 24 anni,capace,dalla mente fresca e brillante,ridotta a lavorare in una bolgia di incompetenti con un contratto a tempo determinato che naturalmente non verrà rinnovato.
Lo sento questo mostro feroce nei silenzi di mio fratello,che quest'isola non  la vuol lasciare perchè qui c'è tutta la sua vita...e lavora come può nell'ufficio di un padre instancabile, che trascorre la sua età avanzata a compilare scartoffie e a studiare per cercare di portare in casa quel poco denaro che serve per accompagnare i figli in questa ingiusta,miserabile vita.
Percepisco questo demonio nelle notti insonni di mia madre,negli infiniti infusi di valeriana prima di andare a letto,nelle lacrime che di tanto in tanto versa in preda alla disperazione per questi figli,i suoi figli,anime pure,anime buone che non hanno un futuro.Percepisco i suoi rimpianti nell'averci cresciuto come persone umili ed altruiste. Percepisco la sua delusione a 66 anni,nel constatare che il mondo oggi,ci si pulisce il culo con l'umiltà e l'altruismo.
E servo io,a 23 anni, mi innalzo a Saggezza e la consolo....l'umiltà,il sacrificio,la fatica,verranno ripagati,prima o poi.E ci credo,ci devo credere perchè altrimenti la mia vita,questo studio,questi libri,questo tempo passato al lume di un abat-jour a riempire le pareti di colorati ma grigi post.it,non avrebbe senso. Non avrebbe senso la mia ostinazione a coltivare quelle passioni che un domani vorrei si trasformassero nel mio lavoro,nella mia professione...
Senza questa speranza,non avrebbe senso vivere.


Dopo 6 anni che non prendo un aereo,ho deciso che a capodanno vado a Firenze.
Bellissima Firenze,città d'arte.Ho sempre sognato di vederla ed ora il mio sogno,salvo una mia improbabile ma eventuale, prematura morte si avvererà.
Naturalmente ho cercato dei B&B....la maggior parte dei gestori sparavano prezzacci tipo 60 euro a  notte e già iniziavo a disperarmi e mettere in conto una lunga fase di "Abbarbonaggio" in stazione. Poi meno male l'ho trovato uno,nè troppo caro nè troppo economico...insomma nella norma.
Stamane si va a fare il bonifico bancario. Cinquanta euro volati via,così.Ma per Firenze,mangio pure pasta aglio e olio per tre settimane.
Piuttosto le spese per il bonifico mi sono parse un tantino eccessive. 13 euro perchè non avevo il conto...vabbè....mi sono incazzata....ma mi sono incazzata ancora di più perchè di pomeriggio il Banco di Sardegna a Sassari (non so se poi la cosa vari da sede a sede) apre dalle 15:05 alle 16:30.
Alla faccia di chi si fa il culo 12 ore al giorno per portare a casa un quarto dello stipendio di un dipendente in banca.
Si sono invidiosa,perchè io un lavoro così non ce lo avrò mai,e perchè in banca ci lavorano non solo persone capaci e brillanti,ma anche soggetti che stanno seduti li perchè  figli di Tal dei Tali ma che nemmeno sanno cos'è una girata! Fanculo!
Non è giusto!Io li ho visti i test che fanno per assumere in banca un comune mortale!Chiedono pure il voto del diploma!E poi uno non si deve incazzare?

In conclusione è stata una giornata un pò così,e anche piuttosto fredda....un freddo normale a dicembre ma a cui questo clima indeciso mi aveva un pò disabituato.
Risultato?Ho un fantastico herpes labiale,che si è presentato puntuale stamattina sul mio labbro inferiore,come un prurito,un rossore sospetto,un rigonfiamento anomalo.
Inizialmente ho cercato di illudermi che non si trattasse che di un effetto collaterale del mio tic che mi costringe a frantumarmi le labbra ogni volta che ho le mani libere e non mi sto mangiando le unghie, o le pellicine delle dita,o toccandomi i capelli o sfregandomi le sopracciglia (si ho un sacco, i tic nervosi ma non avevo tempo per seguire il corso di yoga),ma poi il prurito si è fatto più insistente,tramutando ben presto in irritante bruciore. Lì con l'aumentare del volume della bolla,col presentarsi di una minuscola macchietta bianchiccia,la situazione mi si è presentata chiara in tutta la sua crudele spiazzante verità.
Herpes labiale.
Cazzo.
Ho mandato un sms a mia madre con su scritto
 "stress+cambiamento climatico=Herpes".
Dopo circa mezz'ora in cui probabilmente stava cercando di ricordare come si leggono i messaggi e come si scrivono,ho ricevuto la sua risposta:
"Avrai le labbra ancora più grosse,arci bellissima"
E li, mi si è sciolto il cuore....la mamma è sempre la mamma,ma onestamente,la mia è la migliore.


Concludo così questa giornata monotona e banale,inutile come tante altre,eppur diversa da tutte le altre,fatta come le altre di tante piccole cose,belle,brutte,piccole cose che rendono ogni giorno monotono e speciale al contempo,piccole cose che ci tengono in vita e che anzi,alla nostra vita danno un senso.
Così vivo la giornata,incazzandomi come una bestia,ridendo più che posso,versando lacrime che paiono interminabili,e commuovendomi per un gesto,per una parola o per le fusa della mia fedele gatta,vivo la giornata tra libri di studio troppo vecchi,tra le parole di mia mamma,tra bonifici bancari,e con uno splendido herpes sulle labbra.

C'est la vie.




lunedì 1 dicembre 2014

Ricordi di un infanzia in un paese poco incantato

Nacqui 23 anni fa,tra le corsie di un ospedale in una notte di primavera.
Mia madre aveva allora 43 anni,ed io ero l'ultima di ben 4 figli.
Già,i miei genitori s'erano certamente dati da fare.
Vivevamo a Nuoro.
Li mio padre faceva l'insegnante di educazione fisica e dopo essersi preso una laurea in economia iniziò anche la carriera di consulente commerciale,lavoro questo che svolge tutt'oggi,giorno dopo giorno sfogliando pile di scartoffie e documenti on-line.
Mia madre faceva l'infermiera nel reparto di urologia. Allora per fare l'infermiera non era necessaria una laurea,ma anni e anni di corsi di preparazione che mia madre seguì a prima a Roma,poi rientrata in Sardegna,a Tempio sottoposta alla dittatura di alcune suore vecchio stile.
Ma nonostante una lunga vita trascorsa tra le vie della bella,uggiosa,fredda e nebbiosa cittadina nuorese,i miei genitori sono sempre stati attaccati al loro paese d'origine,Bultei.
Bultei è sito in un fosso...già un fosso ai piedi di una montagna della catena del Marghine. All'inizio il paese era diviso a metà da un piccolo fiume al di sopra del quale c'era il rione di Orriatta,mentre in basso,a valle c'era il rione di Canna,che in realtà altro non era se non la campagna. Dopo la seconda guerra mondiale,il fiume venne tombato,le strade di Canna furono invece ricoperte da una calda colata di cemento e catrame. Queste manovre ignoranti e forse un pò avventate hanno fatto si che ad oggi,Bultei sia uno dei paesi della Sardegna a più alto rischio idrogeologico.
In verità i bulteini non sembrano preoccuparsi poi più di tanto. Vi potrebbe capitare ad esempio di imbattervi nell'esperto del paese che a  proposito di questo problema vi direbbe di non preoccuparvi "che quelle che scrivono nei giornali sono tutte fesserie". Diffidate di queste parole perchè chi le pronuncia non è certamente un geologo,ma nella maggior parte dei casi,semplicemente un presuntuoso che passa il tempo ad elargire discutibili massime di saggezza.
In questo paesino ho trascorso una buona parte della mia infanzia. Di solito stavo a casa di mia zia,a giocare nel suo orto.Ricordo che aveva una vasca di cemento armato piantata nel terreno.Li l'acqua era stagnante e ricoperta da uno spesso strato di mucillagine o "moccio di rana",ma in mezzo a quella sostanza vischiosa e vomitevole vivevano tantissimi girini ed io passavo ore ed ore a guardarli dimenarsi o nuotare.
Tuttavia la maggior parte del tempo volava via giocando con i gatti. Mia zia ne aveva tre,una femmina di nome Vincenzina,e due maschi che non so per quale motivo si chiamavano Billo e Keli.Come volevano la prassi e l'abitudine di questo bel paese,morirono tutti avvelenati.
Nel bel mezzo del giardino c'era un albero di albicocche,il mio frutto preferito. Erano biologiche,tenere ed immensamente dolci e succose. Un pomeriggio ne mangiai tante da farne indigestione.
Da bambina dedicai anche una poesia a mia zia,che recitava qualcosa tipo "zia Luisa mi fa ridere tanto/ha molti gatti e un bel giardino e qualche uccellino./la mia zia è tanto buona e tanto mangia."
Ero in casa di mia zia anche il pomeriggio dell'11 settembre del 2001. Guardavo la "Melevisione",probabilmente non avevo trovato "Beverly Hills" su Italia 1,e ad un  tratto la trasmissione fu interrotta da un edizione straordinaria del TG3. Ricordo che odiavo i Tg,ma non appena vidi le immagini di quell'aereo che si schiantava contro le Torri gemelle,rimasi con gli occhi incollati allo schermo,mentre ascoltavo la voce del conduttore dire che quello sarebbe potuto essere l'inizio di una nuova guerra.Aveva certamente ragione.
Ma la maggior parte del mio tempo a Bultei passava tra le pareti della grande vecchia casa dei miei nonni,di cui aimè non ricordo nulla considerato che morirono entrambi poco dopo la mia nascita.
Era una casa a due piani,sul retro c'era un giardino,mentre davanti,di fronte alla strada c'era un piccolo cortile con un alto battiscopa di ciottoli di fiume colorati e un grande albero di ibisco che ora come allora in primavera fiorisce,colorandosi di enormi fiori viola.
La casa contava di 3 ingressi,uno nella parte posteriore dove era sito il giardino,e due portoni nel cortile anteriore. I due portoni portavano rispettivamente,nella sala da pranzo,e di fronte alle scale che conducevano al piano superiore.Quest'ultimo portone era il più vecchio e restava quasi sempre chiuso.
Appena entrati nella sala da pranzo ci si trovava di fronte ad un vecchio divano in stile liberty con annesso piccolo mobile di legno scadente,un grande tavolo al centro della stanza,e sulla destra un bruttissimo caminetto dal quale nei periodi invernali nei quali veniva acceso il fuoco,usciva un  innumerevole quantità di nuvole di fumo.Sulla parte sinistra della stanza invece c'erano due porte,la prima conduceva al soggiorno,la seconda dava  invece sul cucinino.
 Il soggiorno era ampio,arredato con mobili in stile barocco. C'erano due ingombranti poltrone e un divano a tre posti di legno di faggio lavorato,tutti ricoperti da spessi cuscini con ricami di velluto verde. Un intera parete del soggiorno era occupata dal comò con fissato sopra un enorme specchio ornato da un imponente cornice dorata. 
Usciti dal soggiorno ci si dirigeva nella zona notte. Al piano di sotto c'era la vecchia stanza dei miei nonni,al centro un letto di legno e su un lato della stanza un armadio di compensato e tre ante,ognuna delle quali con uno specchio. 
In quel letto all'età di 3-4 anni avevo dato l'ultimo saluto a mia nonna che giaceva fredda,immobile sulle coperte. Io non capivo allora il senso di quella strana situazione,il senso delle lacrime e dei vestiti neri che portavano le donne sedute attorno a lei. Capii solo crescendo. 
Quella camera mi incuteva un profondo terrore. Negli infiniti e cocenti pomeriggi estivi,quando mia madre mi convinceva a rimanere dentro casa con la minaccia che altrimenti sarei stata rapita dalla famigerata "Mama e su sole",rimanevo immobile,seduta su una poltrona del soggiorno,a fissare la camera buia dei miei nonni.In realtà quella stanza rimaneva sempre chiusa perchè era la più fresca della casa,l'unico sollievo per mio padre quando non riusciva a chiuder occhio per via del caldo asfissiante.
Ma quella stanza non era l'unica cosa di quella vecchia casa che mi faceva paura.Le mie fobie infantili infatti risiedevano particolarmente in un vecchio specchio,appeso sul pianerottolo accanto alla stanza dei miei nonni,e nel sottoscala che puzzava di chiuso e umido. Ebbene il vetro dello specchio sopra citato era ricoperto di macchie scure e deformava l'immagine di chiunque si specchiasse su di esso,ed io schiava di un racconto di mia madre secondo cui fissando a lungo la propria immagine allo specchio,sarebbe apparso il viso del diavolo,riconobbi nel mio riflesso deformato l'immagine del demonio. Inutile dire quanto quindi quello specchio mi terrorizzasse. Il sottoscala invece non aveva nulla di spaventoso,anzi era il ripostiglio delle cose più belle,ad esempio delle scarpe col tacco che mia zia usava negli ani '70. Ce n'era un paio in particolare che mi faceva impazzire. Erano dei sandali rossi con un altissima zeppa di 10 centimetri,ed io bambina quando le indossavo,mi sentivo immensamente bella e felice. Eppure il sottoscala,seppur ricolmo di quelli che per me erano veri e propri tesori,mi incuteva terrore. Anch'esso restava sempre buio e quell'odore di umido asfissiante mi faceva sentire oppressa e spaventata.Ora amo l'odore di umido,che mi ricorda quel sottoscala,le mie inspiegabili paure,la mia spensierata infanzia bulteina.
Al piano di sopra ci si arrivava percorrendo due rampe di scale in marmo bianco con annessa ringhiera nera in ferro battuto. Nelle stanze superiori non c'era quasi nulla degno di nota,se non un  vecchio lettino nella stanza dei miei nel quale dormivo da bambina che era composto da due vecchi materassi sovrapposti,talmente vecchi e smollati che se un adulto ci si fosse seduto sopra,il suo di dietro avrebbe certamente toccato il pavimento.
Nella seconda stanza solitamente ci dormiva uno dei miei fratelli con mia sorella. Sulle pareti c'erano appese le fotografie di una ragazza bellissima dagli occhi e dai folti capelli scuri che altri non era se non mia zia.
Il bagno invece era sito al piano terra accanto al cucinino. I sanitari erano di uno strano rosa antico,e c'era solo una piccola minuscola finestra sotto la quale era situata la vasca. Odiavo quel bagno perchè nelle tubature trovavano sempre sicuro alloggio degli enormi scorpioni che poi sbucavano nei momenti peggiori da qualche crepa sul muro. Ancora oggi ogni tanto può capitare di trovare uno scorpione in prossimità del bagno anche se aimè gli incontri con questi affascinanti e odiatissimi esseri,diventano sempre più sporadici.
Il cucinino era davvero minuscolo e dava su un piccolo cortile di cemento armato. Da qui ci si poteva dirigere in un altra stanza,una sorta di cantina nella quale mio nonno faceva il vino con suo fratello e nella quale insieme discutevano infatuati dai vapori dell'alcool. Infine nel cortile di cemento c'erano pochi gradini che portavano al giardino del quale rimangono ad oggi gli alberi della vite e i peschi coltivati da mio nonno in persona prima della sua prigionia in Etiopia.
Non so cosa darei per tornare indietro nel tempo e poter rivivere un giorno in quella casa,in quel giardino che da bambina mi pareva immenso.
Li giocavo sempre con mio fratello,lo osservavo studiare gli insetti,prenderli in mano e farli lottare tra loro per stabilire chi tra ragni,mantidi e scorpioni fosse la specie più forte.Insieme costruivamo i cantieri per giocare con le macchinine. Ma ero anche vittima dei suoi maltrattamenti psicologici. Lui che conosceva le mie paure e i miei 'punti deboli,si faceva rincorrere per tutta la casa,chiudendosi ogni porta alle spalle e abbandonandomi da sola nella camera dei miei nonni,ed io piangevo piangevo,gridavo a squarciagola finchè mia madre o mia sorella non venivano a salvarmi.
Ricordo con malcelata malinconica nostalgia,gli infiniti pomeriggi passati a giocare con mia cugina, a fare il bagno alle bambole,a contenderci l'ultimo bellissimo giocattolo dello settimana,ma ricordo anche le allegre solitarie serate passate a inventare intricate storie tra gli omini vinti negli ovetti di cioccolato,a costruire casette con i lego,a impastare torte di fango e corbezzoli e foglie.Ricordo le corse forsennate col cane di mia sorella che distruggeva i miei pupazzi e dava la caccia alle galline del vicino.
Erano gli anni migliori quelli.
Gli anni della felicità,delle risate,dell'ignoranza e della spensieratezza.Gli anni in cui nulla avrebbe potuto scalfire la gioia e l'allegria,la voglia di vivere di sognare,di fare qualcosa sempre e comunque.
Erano gli anni in cui tristezza era solo una parola come tante,gli anni delle cadute,delle ginocchia sbucciate che erano l'unica esplicazione del dolore.
E' passato tanto tempo.La vita è cambiata,il mondo è cambiato,ed io non riesco più a guardarlo con la spensieratezza di quando ero bambina,di quando ancora non conoscevo la potenza della cattiveria,dell'invidia,delle malelingue,in cui non sapevo cosa significasse soffrire,cosa volesse dire tradire,abbandonare.
Nè allora riuscivo a vedere il marcio serpeggiare nei rapporti tra le persone di quel paesino incantato.
Ora,ora riesco a vedere tutto chiaramente. 
Capisco chiaramente che per combattere la noia spesso le persone diventano cattive,e parlano e sparlano e parlano ancora pugnalandosi alle spalle ma scambiando cordiali battute e confidenze come se nulla fosse,come se gli interlocutori non fossero stati vittime delle più atroci vili,volgari affermazioni,pronunciate da quelle bocche sporche, insensibili,blasfeme. Quando penso a Bultei adesso,da adulta mi viene sempre in mente un immagine fantastica di un uomo che in dubbio se gettarsi o meno da un burrone,viene spinto giù nell'abisso,avvilito,abbattuto dalla cattiveria di chi lo circonda. Con ciò non dico che tutti i bulteini siano cattivi,solo credo che Bultei sia un paese triste in cui cattiveria noia e gelosia impediscono l'instaurarsi di rapporti veri,sinceri e sereni tra le persone.E a qualche compaesano che si degnerà di leggere queste parole,non piacerà quel che scrivo. Spinto da un insensato ed immotivato patriottismo,dirà che io non capisco un cazzo,sarà incapace di riconoscere che quanto appena detto altro non è che la triste ma chiara realtà dei fatti.
Eppure nonostante abbia avuto occasione di pagare direttamente sulla mia pelle il prezzo della cattiveria di alcune persone,non riesco a detestare quel paese triste e deprimente,brutto anche architettonicamente parlando,perchè esso è il teatro dei momenti più belli della mia vita,dei primi ed ultimi istanti di totale e libera spensieratezza,a cui vorrei tanto ritornare,dimenticando tutto,dimenticando la mia vita,il susseguirsi degli eventi tragici,dimenticando quegli amori che mi hanno lasciato cicatrici insanabili,le mie frustrazioni,dimenticando le umiliazioni,i tradimenti,le ferite che mi sono auto inflitta unicamente per sentir qualcosa,per sentirmi viva. 
Allora,da bambina ero viva,mi sentivo tale solo quando non soffrivo.
Qualcuno diceva che il saggio è colui che pur avendo vissuto,ha ancora la forza di guardare il mondo con gli occhi di un bambino.
Chissà,forse quando sarò vecchia abbastanza,riuscirò anche io a guardare la vita con gli stessi occhi di quando ero bambina,con gli stessi occhi con cui guarda il mondo mia nipote,allora forse sì potrò definirmi saggia.