mercoledì 22 aprile 2015

"Immigrati/animali/bastardi"

<<Non paragonare noi ONESTI italiani,a quegli animali fancazzisti che ci rubano il lavoro e vengono qua a dettare legge!(...)secondo te io sento l'impulso di stuprare una ragazza innocente o di rubare come fanno quegli animali?Tra una decina d'anni li vedrai gli effetti di questa colonizzazione.
Stop invasione,futuro alla nazione!>>

Inizio il mio post con questo commento.
L'ho scelto,tra i tanti,vomitati sulla pagina Facebook dell'Unione Sarda.
Contiene in sè,a mio parere,tutti gli stereotipi dell'immigrato.
L'immigrato infatti è colui che arriva sulle coste del nostro bel Paese e non lavora,ma al contempo il lavoro ce lo "ruba".
L'immigrato è colui che detta legge,ad esempio pretendendo che negli uffici pubblici non venga esposto il crocefisso.
L'immigrato è quello che stupra le donne,anzi è lo stupratore per eccellenza.
L'immigrato è un abile ladro di cui diffidare sempre e comunque.

Noi italiani invece,siamo onesti,lo siamo sempre stati e sempre lo saremo.
Noi italiani,siamo gente tranquilla che lavora.
Noi italiani,le nostre mogli,le nostre ragazze,le rispettiamo.
Noi italiani,essendo gente onesta,non rubiamo.

Sicuri?

mercoledì 8 aprile 2015

La paura di cambiare

Spaventa
il cambiamento.
Spaventa cambiar vita,
cambiar strada,
cambiare futuro.
Ancor di più,
spaventa cambiarsi,
cambiare mente.
Tramutare fa paura,
a noi stessi,
a chi ci guarda,
a chi ci ascolta,
a chi resta fermo,
statico nella posizione originaria,
a chi oscilla al massimo,
a seconda del tempo che fa,
a seconda del susseguirsi della moda,
dei pensieri,
dell'amore,
dell'odio.
Cambiare significa lottare,
guardare il mondo,
scrutarlo,studiarlo,pensarlo,
con la consapevolezza
di non sapere,
di non essere altro che un granello
in un oceano di sabbia.
Cambiare,
significa deludere,
disattendere le altrui aspettative,
su quello che doveva essere
il nostro destino,
su quello che noi saremmo dovuti essere,
ma che non siamo e non saremo.
Cambiare
vuol dire restar soli
alla ricerca della propria identità.
Cambiare è pensare.
E pensare fa paura,
come gettarsi nel vuoto,
perdersi nei meandri dello sconosciuto,
distruggere le proprie convinzioni,
che come fondamenta di una casa,
sorreggevano la nostra esistenza,
il nostro dire,
il nostro agire.
Cambiare è disperato bisogno
di scappare dall'eterna immobilità del pensiero,
andare oltre la pigrizia mentale
di chi si nasconde dietro un potente,abituale
"è così",
rassegnato a sopravvivere,
non disposto a vivere.