mercoledì 19 agosto 2015

A me stessa

Pensare che cambiare basti,
che sia sufficiente
per risolvere tutto,
non è che una vuota illusione.

Siamo quel che siamo,
e l'unico cambiamento vero,
l'unica auspicabile metamorfosi
è quella che da noi stessi deriva,
che in noi stessi
trova la sua ragione.

Ogni altro cambiamento,
volto al piacere,
all'accontentare,
al tentare d'esser "abbastanza",
è falso,
vano,
infine
deleterio.

Per niente,
per nessuno,
val la pena di cambiare
se non per noi stessi.

E' l'istinto di sopravvivenza
che ce lo comanda,
la conservazione di ciò che siamo
di ciò che in fondo,
vogliamo essere,
per non finire alla deriva,
alla mercé dell'eterna insicurezza,
privi d'orgoglio
e dignità.




Non tentare di cambiare,
nemmeno per amore.

Non ascoltare chi ti raccomanda il contrario,
perché mente,
schiavo delle illusioni 
vendute a caro prezzo dai troppi romanzi,
dalle troppe poesie.

Amore è accettazione,
di tutto il bene,
di tutto il male.
Non può esser sottoposto
ad alcuna condizione.
E' assoluto.

Diffida dunque di chi
tra umide lenzuola,
con rosee labbra
traboccanti di tiepide parole,
vuole trasformarti;
perché costui non ti ama,
né mai potrà amare quel che sei,
ma solo far di te una passione,
duratura forse,
ma unicamente una passione.

Non cambiare mai,
se ciò non ti conviene,
amati per quel che sei.

Non rinunciare mai a cuor leggero,
a te stessa,
al tuo orgoglio,
alla tua dignità,
alla tua libertà,
alle tue parole e alle tue verità,
ai tuoi sogni,
alle tue aspirazioni.

O finirai con l'odiare chiunque,
perchè infinitamente odierai te stessa,
tanto da sperare 
di non risvegliarti al mattino,
quando il sole sorge
e illumina la tua stanza.

Sii te stessa,
sempre,
quand'anche il prezzo da pagare
fosse la più orrenda
solitudine.

Questa,
non ti ucciderà
se il tuo cuore
non concederà dimora alcuna
al rimpianto.


lunedì 17 agosto 2015

Cronaca di un memorabile,grigio ferragosto

Dopo 12 ore di sonno rigenerante,non posso che scrivere,spero senza dimenticare alcun dettaglio,la cronaca di questo weekend di ferragosto.
Un giorno,spero leggeremo di nuovo queste righe,i ricordi riaffioreranno vividi nella nostra memoria,e sulle nostre labbra,non potrà che dipingersi un nostalgico sorriso.

14 Agosto.
Dopo aver discusso per giorni sul cosa fare,riusciamo finalmente a preparare un itinerario.
Punto di ritrovo per noi,anime disperse,non può che esser la città più strana e decadente della Sardegna:Macomer.
Il mio pullman parte alle 14:40.Ho tutta la mattina per preparare le valige e consegnare la mia gattina nelle mani premurose di mia sorella.
Scrivo una lista delle cose da portare:
Oki,
spazzolino,
costume,
asciugamano,
macchina fotografica,
cavalletto,
obiettivo,
magliette,
maglioni,
scarpe chiuse,
jeans,
dentifricio,
specchio,
sacco a pelo,
giubbotto,
scarpine per camminare sugli scogli,
cibo,
borsa frigo,
borsellino,
telefono,
calzini.
Dimentico l'oki,che come sempre in questo genere di situazioni,si rivelerà di fondamentale importanza.

mercoledì 5 agosto 2015

A proposito di fotografia

Fa quasi impressione dirlo,ma a conti fatti sono già nove anni che coltivo la mia passione per la fotografia.
Tutto ebbe ufficialmente inizio, quando conobbi Alessandra,una fotografa di Pordenone che ospitammo a casa per un pò,insieme a Mara,mia cara cugina.
In quei giorni,mio padre ci portò a vedere le località turistiche più belle della Sardegna.
Su e giù,dalle dune di bianca sabbia di Piscinas,ai mari cristallini della Maddalena.
Alessandra aveva una bellissima macchina fotografica,una reflex della Canon.Non ne avevo mai vista una,non così da vicino.
Tremavo quando me la mise tra le mani,quella bestia pesante,quella bestia che valeva un sacco di soldi e che scattava fotografie con una risoluzione da far venire il capogiro.
Era fantastica.
Ma soprattutto,ciò che mi affascinava,era vedere la sua proprietaria usarla per immortalare le cose più strane,apparentemente insignificanti,come i camion carichi di sughero che io vedevo praticamente ogni giorno e che mai avevano attirato la mia attenzione.
Eppure vedere quelle scene, a me così familiari,ormai parte della mia quotidianità,riprodotte sul piccolo schermo di una macchina fotografica,mi impressionò e mi lasciò affascinata.
Fu così che iniziai.
Il mio spirito di osservazione divenne mano a mano più sottile. Notavo cose che prima non avrei notato,e le fotografavo.
Inizialmente com'è ovvio fotografavo anche cose realmente insignificanti,per altro senza alcuna tecnica precisa.
Insomma quelle che per me erano foto "artistiche" in realtà erano merda pura.

martedì 4 agosto 2015

Cronaca di un viaggio

E' il 29 luglio.
Questa sera vado a vedere il concerto di Manu Chao,a Cagliari.
Manu Chao,uno di quei cantanti che insieme a Bob Marley,the Cranberries,The Black Crowes,Alanis Morissette,gli Inti-Illimani,Cocciante etc.etc. hanno segnato la mia infanzia,
quell'età felice in cui la vita si riduceva ad uscire a giocare al pomeriggio, con la mia amichetta Claudia,e le mie indecisioni,i miei dubbi riguardavano solo la scelta tra quale delle 42 barbie che avevo,in quella giornata sarebbe stata la fidanzata dell'unico Ken che possedevo,colpito peraltro da una paralisi all'anca destra.
Ecco cosa significa andare a vedere questo concerto. Festeggiare,si,ma anche vedere dal vivo quel tizio che nei lontani anni '90,con la sua musica mi aveva accompagnato nelle lunghissime giornate di infinito giocare.

Il treno parte alle 14:40.
Devo partire con due amici.
Ci attende un viaggio di 3-4 ore.
La mattina, mi reco alle poste italiane,nella speranza di poter prelevare almeno 20 euro,senza dover fare la fila nell'ufficio dove lavorano le impiegate più lente e annoiate del mondo.
Credo di non averle mai viste sorridere.
Fortunatamente non mi devo sorbire la fila.
Il mio saldo:21,40 euro.Rientro a casa col cuore colmo di gioia.
Mai stata cosi felice dopo aver prelevato 20 euro.
Preparo il mio mini zaino comprato dalla Decathlon:macchina fotografica,obiettivo nuovo,sciarpa e una scorta infinita di fazzoletti,borsellino,chewing-gum.
Sono le 13:30.
I miei amici arriveranno qui a casa alle 14:00,poi insieme ci recheremo alla stazione,e lì avrà inizio la nostra odissea.
In fretta e furia mangio gli ultimi avanzi della pasta panna zucchine e peperoni preparata la sera prima.
Poi ecco che suona il campanello.
Sono arrivati.
Carichiamo gli zaini con gli alcolici preparati ieri.
Un saluto alla mia gattina e poi via,giù per le scale ripide del mio palazzo.