lunedì 24 ottobre 2016

Referendum Costituzionale:Le Ragioni del Mio No

Quando ero più giovane e possedevo una discreta dose di ingenuità,mi interessavo alla politica,o meglio la vivevo,la politica.
A sedici anni mi iscrissi perfino alla FGCI (Federazione Giovanile Comunista Italiana).
Ero felice. L'idea di sentirmi parte di qualcosa,l'idea di poter fare qualcosa di buono,di influire positivamente sulla piccola realtà quotidiana in cui vivevo,mi riempiva il cuore di gioia e di orgoglio. Avevo tanti progetti per la testa,tante idee,non necessariamente buone,ma le avevo,e soprattutto ci credevo.
Ricordo ancora il giorno in cui il rappresentante della Federazione algherese mi consegnò la tessera. Gongolavo,e quella su rammentata dose di ingenuità mi spingeva a pensare che davvero,avrei potuto fare qualcosa,che avrei perfino potuto cambiare il mondo.
Capitemi,avevo sedici anni ed ero l'unica a cui lacrimavano i condotti oculari leggendo "I dolori del giovane Werther".

I miei sogni di gloria crollarono inevitabilmente alla prima riunione della federazione.
Mi trovai catapultata in un appartamento malridotto il cui pavimento risultava quasi totalmente e pateticamente sommerso da poster di vecchie manifestazioni,a ricordare i giorni di gaudio e gloria del PCI.
Attorno a me,in una stanza fredda e poco illuminata, seduti in cerchio un manipolo di 50enni e 60enni barbuti che,forse ignari del tempo che inesorabilmente passava,del mondo che imperterrito continuava a girare facendo ingrigire barbe e capelli, ancora indossavano giubbotti di jeans e magliette di Che Guevara, parlavano del Capitale e della dittatura del proletariato.
Perfino io che avevo sedici anni,conoscevo i crimini di Stalin,e seppur astrattamente i danni della c.d."Rivoluzione culturale cinese",ma quelli ancora si fissavano contro la "classe borghese" e mai e poi mai,e questo era il dibattito che si tenne,si sarebbero alleati con Rifondazione,rea di voler superare il simbolo della falce e martello.E alla faccia di quei poveri disgraziati idealisti,il "presidente" della sede,girava in Land Rover,vestito di tutto punto e con ben stretta e calda,una poltrona in Provincia.
Fu lui ad accompagnarmi a casa quella sera,su quel Land Rover,e forse notò l'espressione perplessa che si dipinse sul mio volto alla vista di quell'enorme automobile,perchè subito mi disse <<sono comunista ma i miei soldi li spendo come voglio>>.
Lui era,e non si offenderà la mia cara collega che (penso) coniò l'espressione "un comunista col culo degli altri" uno dei tanti sono-comunista-ma-i-soldi-li-spendo-come-voglio.
Non mi iscrissi mai più ad alcun partito,ad alcun movimento,ad alcuna federazione. Capii che volevo essere libera di pensare ciò che volevo e come volevo,libera di essere quello che volevo,libera da etichette e categorie e classificazioni.
Nonostante la bruciante delusione della FGCI continuai ad avere fede,continuai a lottare per le mie idee,continuai a farlo persino quando mi dissero che non potevo essere comunista e al contempo cattolica. Chi mi impediva di esserlo?
Allora avevo 17 anni e potevo essere qualsiasi cosa. Infatti ero un' anti-berlusconiana incallita e  Silvio Berlusconi ai miei occhi era il male,il cancro che affliggeva il mio Paese.
Ricordo ancora le infinite discussioni in classe coi miei compagni.Le ricordo forse con un po' di nostalgia. Nel bene o nel male,che fosse giusto o sbagliato,credevamo in qualcosa,o perlomeno io,credevo in qualcosa.
Ciò che non perdonerò mai alla classe politica italiana,è di avermi tolto la speranza,la fiducia,la possibilità,la libertà,il diritto di poter credere in qualcosa,in un'ideale,in un gruppo,in un movimento...
La politica di oggi è per me, una non-politica,o meglio è qualcosa che si discosta nettamente dalla Politica intesa come  "arte di governare". Perché governare dovrebbe essere un'arte,e l'arte richiederebbe capacità d'artista,quindi parlare propriamente di politica oggi,in Italia,è,per come la vedo io,un insulto alla vera Politica.
Ecco perché non seguo la non-politica italiana. Mi limito a leggere qualche giornale,con poca passione e interesse,anche perché da questo punto di vista,siamo un Paese abbastanza coeso, e all'abbassarsi del livello culturale,professionale dei vari politici,segue a ruota un abbassamento del livello professionale di una buona fetta di giornalisti,che salvo poche eccezioni,si rivelano sempre ed inevitabilmente biliosi,faziosi,noiosi.
A malincuore devo ammettere che se le elezioni si tenessero domani,non saprei davvero chi votare,e con ogni probabilità non voterei,proprio come non ho votato al referendum sulle trivelle,fedele alla mia idea per cui meglio un non-voto che un voto da ignorante quale sono io in fatto di utilità/inutilità delle trivelle.
E a questo punto sono certa che ci sarà taluno dei miei lettori che borbottando sottovoce dirà epperò-se-non-voti-non-puoi-parlare. Si?Davvero?Mi dite esattamente cosa o chi me lo impedisce?
Mi permetto poi,di far mie,impunemente,le parole della buonanima di Oriana:anche il non-voto è un voto.
Ed è vero,il non-voto è il voto di chi non crede più,di chi come me ha perso la fiducia nella propria classe governante. Ma aggiungo che il voto non è solo un dovere ma anche un sacrosanto diritto,e che memore dei sacrifici dei miei padri e madri, nonni e nonne,e bisnonni e bisnonne,non butto via il diritto che essi mi hanno assicurato col proprio sangue,per regalarlo a politici sciagurati che non mi rappresentano. Chi dovrei votare poi?
La Lega Nord che per anni con i suoi vomitevoli slogan ha calpestato l'Unità d'Italia?O la Lega nord razzista?E preferisco non dilungarmi che sarebbe tempo sprecato.
Dovrei forse votare per i 5Stelle che sbraitano e abbaiano come cani indemoniati in continuazione?Che raccattano ovunque voti purchessia?
O forse dovrei regalare il mio voto al buon PD di Renzi,"capo" di un governo mai votato e mai eletto?Renzi,un uomo che nell'incontro con Gustavo Zagrebelsky,non solo ha manifestato la pochezza della sua riforma e l'incapacità di argomentarla,se non altro per confutare le tesi del suo avversario, (a proposito Piddini,ma che diavolo di dibattito avete visto voi?)ma ha anche mostrato una inaudita maleducazione unita ad un'arroganza che,son certa,gli invidia perfino il buon Di Battista. Dovrei forse unirmi ad un elettorato che spesso, in fatto di cecità e testardaggine, fa il culo agli ex Berlusconi-Santo-Subito?
Cari lettori,a costo di sembrare,forse persino essere presuntuosa,vi dico fin d'ora che ho troppa considerazione di me stessa e del mio voto per regalarlo ad un'accozzaglia di ciarlatani,avidi,gelosi,astiosi,maleducati,incapaci di condurre un discorso civile da persone civili,individui che,pare Madre Natura si sia  scordata di loro quando distribuiva buon senso ed eleganza.
Ma ecco,al referendum del 4 dicembre  andrò a votare,e nell'urna,immersa nei miei pensieri e nel mio isolamento,con mano ferma e sicura io voterò NO.
Voterò no ad una riforma costituzionale che fin da subito mi ha fatto tremare,che fin da subito,e le persone a me più vicine potranno confermarlo,ha destato la mia preoccupazione.
Il diritto costituzionale l'ho studiato,amato,odiato, la Costituzione,quella Carta Sacra,la leggo ogni giorno mentre studio,e questo referendum mi ricorda tanto quelle vecchie che si riempiono a faccia di silicone e botulino,che si "rifanno",nel tentativo di apparire più giovani,ma l'età,quella no,non la cambiano. Così questa riforma sembra un tentativo di risolvere i problemi legati all'iter legislativo,troppo lungo,si dice,ma la sostanza,quella no,non sembra cambiare,e fin quando avremo una classe politica meschina,infima,corrotta,state pur certi,i problemi legati alla promulgazione delle leggi,continueranno ad esistere.
Ebbene ciò che fin dall'inizio ho sostenuto,e ciò che ancor oggi continuo a sostenere,forte anche del parere conforme al mio,di autorevoli costituzionalisti che la Costituzione la mangiano a colazione,a pranzo e pure a cena,è che il vero problema del nostro Paese deriva non dalla sua organizzazione istituzionale,bensì dalla classe politica che dirige le istituzioni.
Così,affermare che i problemi italiani trovano, per buona parte,la loro fonte nell'attuale bicameralismo perfetto o paritario,significa mentire,ingannare,imbrogliare e soprattutto disinformare.
Ed è un dato di fatto che i politici italiani siano dei noti voltagabbana,al punto che perfino la Fallaci,ai suoi tempi, gli ha vomitato su qualche poco cordiale parolina.Sono quelli chiamati,in gergo politico e giornalistico, "franchi tiratori" quelli che per tenersi calda la poltrona,sono disposti a vendersi il culo e conseguentemente a vendere,ainoi,la stabilità di un Governo,dunque di un intero Paese.
E a proposito di questa  discutibile e discussa riforma costituzionale,qualcosa da dire ce l'avrei.
In primo luogo ho da dire che mi fanno ferocemente arrabbiare le parole del Presidente del Consiglio che afferma che votare no,vuol dire fermarsi in quella che lui definisce "palude". Io voterò no,e non perché non voglia il progresso o la modernità(modernità che a quanto pare verrebbe garantita solo dalla vittoria del si,cosa che per altro sembra avere il puzzo di un,seppur velato, ricatto),non perché a proporre questa riforma è un partito nel quale non credo,e tanto meno voterò no perché Renzi non mi piace. Voterò no,perché reputo che il combinato disposto tra riforma e "Italicum" mini gli stessi principi della Costituzione,della mia Costituzione,della vostra Costituzione,di quella Costituzione che ci regalarono i Costituenti facendo sacrifici immani e rinunce impronunciabili,per garantirci un futuro e per proteggere la nostra libertà da fascismi di ogni genere e colore.
E alla faccia di chi mi ricorda che mi lamento sempre,che sono "poco patriottica",dico che voto no perché amo la mia Costituzione con tutti i suoi pregi e i suoi difetti,amo quest'Italia malgrado tutto,e non sono disposta a svendere la democrazia che nel bene e nel male c'è per "diventare come la Francia o la Germania",Paesi diversi,con storie diverse,mentalità e identità culturali e politiche diverse,non baratto le garanzie connesse all'attuale sistema per avere leggi nel più breve tempo possibile.
Questa non è modernità,è superficialità,la superficialità tipica di chi vuol rendere semplice ciò che semplice non è,di chi vuol pensare,e vuol far pensare,che basti una riforma per sanare i gravissimi problemi legati ad anni e anni di malgoverno.
Ma mi rendo conto che il mio lettore sarà già stufo di questo pezzo,come al solito "troppo lungo",quindi rimando al prossimo post la trattazione delle motivazioni più concrete,o volendo,più tecniche del mio categorico no.

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